lunedì 12 marzo 2007
"Il 13 marzo è una data scolpita nell'immaginario della nostra comunità. Nel 1987 tredici lavoratori persero la vita al porto, all'interno di una stiva, dentro una nave chiamata Elisabetta Montanari.Vent'anni fa Ravenna fu sconvolta dalla strage Mecnavi. Tredici corpi uccisi, soffocati dal fumo. Tredici corpi che rappresentano una sconfitta profonda, una ferita nella nostra società". Queste le parole del segretario dei Ds, Alberto Pagani.
"La sicurezza - continua Pagani - non era garantita, quella tragedia poteva essere evitata: il contesto nel quale i tredici lavoratori operavano ricordava l'antico ottocento, e la tragedia si è consumata in una situazione infernale. Dopo venti anni è giusto ricordare in profondità quel momento che bloccò la città, che rimase sospesa, senza parole. Poi la reazione, tutta la comunità trovò la compatezza, la forza di proseguire e lavorare con un'obiettivo prioritario: che non ci fossero più le condizioni per una tragedia tale. Dal 1987 in poi il Porto di Ravenna, e con esso l'insieme delle realtà portuali italiane, ha invertito la rotta, ha posto al centro del suo contesto produttivo il tema della sicurezza. Certo c'è molto, moltissimo da fare, ma oggi abbiamo una consapevolezza forte e decisa. Ogni giorno gli amministratori, i politici, i cittadini, il mondo sindacale, il mondo produttivo, tutti insieme devono lottare affinchè il tema della sicurezza sul lavoro sia "la priorità". Non un tema da negoziare ma un diritto, un valore in sè che sta alla base della costruzione di una società civile. Questo è il messaggio che dobbiamo cogliere da questa tragedia, che la produttività non può in alcun modo escludere i diritti, che la competitività non ha un significato se scollegata dal rispetto dei valori di fondo di una comunità civile."