Il porto si interroga sul futuro "ma deve essere consapevole - come dice Marco Farinatti, segretario del Circolo " Porto di Ravenna" del Partito Democratico - che non torneremo mai ai volumi del passato se non avremo un progetto chiaro di rilancio. Il rischio, al contrario, è il declassamento".
L'incontro si è svolto ieri sera nella sede della Compagnia portuale, con la sala riunioni gremita di operatori. Chiaro il presidente dell'Autorità portuale, Giuseppe Parrello: "Materiali per l'edilizia, materia prima per le piastrelle, cereali non avranno una ripresa a breve. Dobbiamo perciò costruirci un futuro diverso, puntando sull'accordo con il Nord Adriatico: servizi in comune, coordinamento, promo-commercializzazione. Così offriremo a chi muove tonnellate di merci una ‘massa critica' interessante". L'Autorità portuale ha comunque spiegato che proseguirà nell'approfondimento dei fondali.
"Non mi convince la tesi - sostiene il consigliere regionale Pd Miro Fiammenghi - che stiamo facendo tutto il possibile per rilanciare il porto. C'è un'idea di autosufficienza che non mi convince. Finora sono state fatte cose importanti, ma se guardiamo al domani ciò non basta". Fiammenghi invita a non pensare che torneranno grandi traffici di argilla e ghiaia, pensa ad un mercato dei container in crescita e verso il quale deve essere posta una importante attenzione.
Guido Ottolenghi, leader del Gruppo Pir, punta sulla valorizzazione dei traffici che hanno fatto ricco il porto. Parla di specializzazione dei terminal, per ottenere efficienze gestionali e chiede infrastrutture più adeguate. "Ci si chiede: sapremo resistere alle sfide di Trieste e Genova? La mia risposta è sì. Abbiamo sempre resistito, perché questo è l'unico vero porto privato italiano, dove c'è una proficua collaborazione con le istituzioni".
Roberto Rubboli, presidente della Compagnia portuale, rileva un aumento dei traffici del 5% nei primi due mesi dell'anno: "Non vuol dire che c'è una ripresa, ma che il calo è stato frenato". Per Rubboli c'è un eccesso "di concorrenza all'interno del porto che porta a una dequalificazione dei servizi. Si vede con sospetto l'arrivo di imprenditori da fuori, che però devono portare nuovi traffici. Importante proseguire con l'approfondimento dei fondali".
"In questo paese non c'è un piano strategico per la portualità e la logistica - commenta il presidente di Assoporti, Francesco Nerli. Occorre oggi dare più poteri alle Autorità portuali e autonomia finanziaria. Il progetto di Unicredit per Trieste è limitativo della libera concorrenza: non si può dire ‘io investo, purchè tu governo cancelli gli altri porti. E' una follia. Se le banche vogliono investire, di buoni progetti ce ne sono parecchi in giro. Mi sembra infine giusto investire sforzi e risorse nel progetto Nord Adriatico".
"Il presidente Errani ha scritto al ministro Matteoli - commenta l'assessore regionale Alfredo Peri - perché siamo preoccupati: agli accordi sottoscritti non seguono gi impegni del governo. Con la nuova giunta verrà predisposto il nuovo piano dei trasporti: gli investimenti andranno nella direzione di considerare il porto di Ravenna come il porto della regione e del paese con una prospettiva di crescita e di nuovi investimenti. Certo che fa sorridere il fatto che per stanziare 9 milioni di incentivi all'utilizzo delle ferrovie regionali abbiamo fatto un viaggio a Bruxelles e un bando di gara con 21 adesioni. Il Veneto ha assegnato i soldi direttamente a un unico imprenditore..."
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