La procedura, altamente sospetta, non rispetta nemmeno la legge, secondo cui: “Il presidente è nominato, previa intesa con la regione interessata, con decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione, nell'ambito di una terna di esperti di massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale, designati rispettivamente dalla provincia, dai comuni e dalle camere di commercio”. Tutti i componenti della terna devono avere questi requisiti. Ma, nella terna proposta dai tre vertici locali di questi enti, tutti del PD, due nomi (Natalino Gigante e Tiziano Samorè) non ci azzeccano per niente, essendo rispettabili funzionari delle associazioni locali degli artigiani, ma senza niente delle qualificazioni professionali richiesta. Sono stati messi lì, dichiaratamente, come riempitivi, non per proporre al ministro una vera scelta tra tre plausibili candidature. Ma anche Di Marco, pur avendo un alto curriculum professionale, comprendente esperienze di rilievo nel campo dei trasporti, non ne ha in quello dell’economia portuale. Tranne, appunto, che non si scambi la parola “economia” con “finanza”, essendosi egli occupato dell’acquisizione di quote societarie in strutture portuali per conto di fondi di investimento. Il ministro dei trasporti, che sia l’attuale o il nuovo eventuale subentrante, dimostrerà di non essere parte del retroscena, dove tutto è possibile quando, in politica, sono in gioco interessi di tale portata, respingendo ai mittenti questa terna fasulla. Avrò modo di metterlo in guardia.
Cosa bolle nel pentolone coperto lo sanno solo i cuochi. Ma ne possono annusare gli odori. Di Marco si può dire uomo di fiducia di Gamberale, amministratore delegato di F2i, Fondo Italiano per le Infrastrutture dedicato a investimenti nel settore delle infrastrutture, controllato dalla Cassa depositi e Prestiti, a sua volta società per azioni a controllo pubblico statale, che gestisce il risparmio postale. Con Gamberale, Di Marco è entrato in Autostrade (oggi Atlantia), diventandone direttore di esercizio. Ne è uscito quando, a seguito del progetto di fusione con la società spagnola Abertis, ne è uscito Gamberale, che non lo condivideva. Ha lavorato per F2i dal 2007, quando il fondo è stato costituito da Gamberale, fino al 2010, assumendone il ruolo di chief investment. Circa due mesi fa, la stampa ravennate ha sostenuto esserci stata un’offerta del fondo F2i, poi rientrata, per rilevare attività patrimoniali di Seaser, la concessionaria di MarinaRa finita nel vortice del fallimento della cooperativa rossa CMR. L’Autorità Portuale alla cui presidenza il PD vorrebbe mettere Di Marco è quella che ha affidato a Seaser la concessione delle aree demaniali su cui è stato costruita MarinaRa. Mettendo dunque in fila, sollecitati dalla candidatura di Di Marco, le parole chiave Autorità Portuale-Seaser-MarinaRa-Fondo di investimenti infrastrutturali F2i-investimenti infrastrutturali fatti con soldi pubblici, potrebbe trovare copertura il buco senza fondo (con l’iniziale minuscola) in cui è precipitato l’affare del rosso porto turistico ravennate?
| < Prec. | Succ. > |
|---|