Più ferro, meno gomma. Ovvero, riequilibrare il sistema di trasporto delle merci in Emilia-Romagna sviluppando quello ferroviario, in modo da ridurre l'inquinamento ambientale e aumentare la sicurezza della circolazione. È, in sintesi, quanto prevede un progetto di legge regionale - «Interventi per il riequilibrio del sistema di trasporto delle merci» - approvato dalla giunta, che andrà domani in Commissione territorio, ambiente e mobilità.
Per incentivare il trasporto su ferro, la Regione Emilia-Romagna metterà a disposizione di tutte le imprese logistiche e ferroviarie complessivamente nove milioni di euro di contributi in tre anni (tre milioni per ogni anno), a partire dal 2010. «Riteniamo che in un momento di crisi, dove sul tema del trasporto merci si rischia di perdere il lavoro di anni-spiega l'assessore alla mobiltàe ai trasporti della Regione, Alfredo Peri - occorre sostenere chi ancora è convinto che i servizi ferroviari debbano aumentare e non calare. La Commissione europea - conclude
Peri - ha autorizzato il nostro progetto di legge, che consentirà di spendere risorse del bilancio regionale destinate agli operatori che trasportano merci su ferro». A livello europeo, il calo del traffico ferroviario si è attestato intorno al 25%. Per contrastare questa tendenza, in base al progetto di legge la Regione Emilia Romagna concederà quindi contributi per la realizzazione di servizi di trasporto intermodale a treno completo (che utilizza, cioè, più modalità in una sola operazione di spedizione) e servizi di trasporto tradizionale a treno
completo (con carri tradizionali). I volumi di traffico ferroviario merci movimentati dai nodi intermodali dell'Emilia-Romagna si aggirano intorno ai 15 milioni di tonnellate all'anno (dati 2007). Secondo l'ITL (Istituto sui Trasporti e la Logistica) questa quota rappresenta circa il 40% del totale delle merci che potrebbero andare su ferrovia (escluso il nodo di Ravenna, in quanto porto funzionale alla distribuzione di materie prime prevalentemente in import verso tutto il nord Italia). Dei cinque macro-bacini di domanda di servizi ferroviari individuati (Piacenza, Parma, Modena/Reggio-Emilia, Bologna/Ferrara e la Romagna), la maggior consistenza di flussi potenzialmente intercettabili dalla modalità ferro si trova da un lato nell'area di Modena/Reggio-Emilia, dall'altra in Romagna: sono le aree dove nasceranno i due futuri scali attualmente in costruzione (Marzaglia in provincia di Modena e Villaselva in provincia di Forlì-Cesena).
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