Stepra

Ventuno tonnellate di prodotti a base di cacao sequestrate dai Nas. Erano quasi tutti scaduti da tempo

E-mail Stampa PDF
l NAS di Bologna, nei giorni scorsi, ha portato a termine un'importante operazione nei confronti di 3 aziende emiliane, operanti nel campo della produzione e distribuzione di integratori alimentari e prodotti dietetici. Le indagini sono partite da un'ispezione, effettuata presso un deposito del riminese utilizzato da una società di logistica, dove i militari hanno individuato circa 150.000 confezioni di cioccolato "dietetico" (per un peso di quasi 2 tonnellate), recanti un termine minimo di conservazione superato anche di alcuni mesi, ma fraudolentemente "aggiornato" a date successive per renderlo nuovamente commercializzabile.


E' proprio su quest'ultimo prodotto che si incentrata l'attenzione degli ispettori del NAS emiliano, i quali hanno risalito la filiera alimentare fino alla ditta produttrice che si trova in provincia di Ravenna. Qui i militari hanno rilevato la giacenza di 19 tonnellate di materie prime, semilavorati e prodotti finiti a base di cacao, tutti in procinto di essere immessi nel ciclo produttivo nonostante fossero tutti scaduti da tempo ed in parte sprovvisti di ogni requisito di identificazione e rintracciabilità.

Nel corso della stessa operazione i Carabinieri hanno individuato quasi 30.000 confezioni di integratori alimentari (recanti in etichetta presunte proprietà rinvigorenti e contrastanti l'invecchiamento), distribuiti sul territorio nazionale da un'azienda di Milano nonostante contenessero il composto chimico "Solfato di Vanadio", una molecola in passato utilizzata per le sue proprietà "brucia grassi", ma vietata dal 2008 da un decreto del Ministero della Salute per le sue caratteristiche di tossicità.

A tutela della salute pubblica, tutte le confezioni di integratori ed alimenti irregolari individuate (per un valore di 1 milione di Euro) sono state
immediatamente sottoposte a sequestro, mentre ai titolari delle aziende sono state contestate violazioni amministrative che vanno dall'immissione in commercio di integratori contenenti sostanze proibite alla mancata attuazione di procedure di autocontrollo alimentare, che prevedono il pagamento di decine di migliaia di euro.