
Come ogni anno, uno dei momenti più intensi ed anche più attesi dal pubblico di Ravenna Festival è il concerto che Riccardo Muti dirige sul podio dell'Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino.
In verità, un "doppio" concerto poiché, dopo la prima esibizione riservata domani alle ore 21 - alla grande platea del Pala de André, maestro e compagini orchestrale e corale raggiungeranno Sarajevo per replicare, il giorno dopo, lo stesso programma nel segno delle "Vie dell'Amicizia", che riportano il Festival nella capitale bosniaca che 12 anni fa ne segnò l'avvio. Il richiamo a quella prima avventura impronta anche la scelta del programma, che viene quasi integralmente ripercorso e prevede, appunto come 12 anni fa, le più intime e riflessive pagine corali di Johannes Brahms affiancate alla prima vera grande sinfonia "moderna", l'Eroica di Ludwig van Beethoven.
La serata, dunque, si aprirà con la Rapsodia per contralto (Daniela Barcellona una delle "signore" del bel canto acclamata sui palcoscenici di tutto il mondo), coro maschile e orchestra op. 53, che Brahms scrisse nel 1869 su tre strofe del poema di Goethe Harzreise im Winter (Viaggio in inverno nello Harz): una composizione che si nutre del dolore wertheriano del protagonista dei versi, dibattuto tra la sofferenza romantica e la rassegnazione che si conquista attraverso una maturità contemplativa. L'aneddotica biografica ha sempre visto in questa pagina il riflesso amaro di una delusione personale, quella provata dallo stesso Brahms di fronte alle nozze della figlia di Clara Shumann con un nobile italiano, ma la trama preziosa della partitura travalica il dato autobiografico, arrivando a collocarne l'autore al fianco di "Freud, Kafka, Proust - come scrive Mila - tra i grandi medici e scandagliatori dell'anima moderna". Con la stessa profondità espressiva che caratterizza l'altra opera in programma, Schicksalslied (Canto del destino) op. 54, considerata uno dei più nobili poemi sinfonico-corali di tutta la letteratura musicale: composto nel 1871 su versi di Hölderlin, è una sorta di meditazione sull'incerto destino dell'uomo, su quel mistero che da sempre attanaglia l'umanità, schiacciata tra vita e morte, tra miserie terrene e consolazioni celesti, pronunciando in musica ciò che le parole non possono dire.
La seconda parte del concerto sarà invece riservata alla Terza Sinfonia in mi bemolle maggiore op. 55 "Eroica" di Beethoven, composta tra il 1802 e il 1804: "una di quelle opere capaci di modificare il corso della storia della musica" (Sablich) in cui il grande autore riversa tutta la forza di un ribollente ed imperioso paesaggio sonoro che non può più essere contenuto entro la consueta cornice formale, che viene così scardinata e ridotta da punto di partenza a conseguenza dell'idea espressiva originaria. Come si sa, la dedica inizialmente indirizzata a Napoleone Bonaparte fu poi cancellata e mutata in onore "del sovvenire di un grand'Uomo", quello stesso che affiora dalla partitura, capace di affermare epicamente la propria volontà rigeneratrice.
La sintonia che lega il maestro Muti con l'Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino (preparato quest'ultimo da Piero Monti), è di quelle maturate nel corso di una lunga collaborazione: era il 1968 quando Muti divenne Direttore principale del complesso fiorentino e da allora, anche dopo il termine dell'incarico nel 1980, la stima reciproca e le occasioni di lavoro condiviso non sono mai venute meno.
Il concerto di Ravenna è reso possibile grazie al determinante contributo della Cassa e della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna al fianco del Ravenna Festival sin dalla prima edizione del 1990.
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