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Rubboli:"Ecco perché bisogna portare i fondali a -14,5 metri"

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ImageGli attuali fondali del porto di Ravenna sono insufficienti per mantenere le attuali quote di mercato e per sviluppare nuovi traffici. Lo afferma Roberto Rubboli, presidente della Compagnia Portuale di Ravenna. “Nel settore più moderno dell’attività portuale, che è quello dei contenitori, - dice tra l’altro Rubboli - i maggiori esperti del settore dicono che quella che è la più grande dote del porto di Ravenna, e cioè la disponibilità di spazi a terra, è vanificata dalla carenza di profondità. Infatti, anche in questo settore si assiste al gigantismo navale ed anche porti di secondo scalo come Ravenna devono ricevere navi comunque più grandi”. di Roberto Rubboli
Presidente della Compagnia portuale

L’andamento merceologico del porto di Ravenna negli ultimi mesi ha dimostrato la fragilità del nostro scalo.Dopo anni di continui record sono bastati alcuni problemi (comunque seri) ed una serie di coincidenze per dare segnali di crisi. Infatti, la crisi del settore agricolo ha comportato un calo delle importazioni di fertilizzanti e la discussione sull’aviaria e la conseguente ripercussione sull’allevamento dei polli ha bloccato anche il mercato dei mangimi.

Contemporaneamente ci sono stati una prevedibile stasi della importazione dell’argilla, prodotto considerato maturo e che comunque risente della minore esportazione della ceramica modenese, anche a seguito di delocalizzazioni e concorrenza dei paesi emergenti, nonché la cessazione di attività di un armatore greco che trasportava contenitori su Ravenna. Tutto ciò, che comunque non è poco, unito ad un cambiamento del mercato dei cereali che, complice anche il maggior costo dei noli marittimi, ha riscoperto il traffico via terra anche dei paesi cosiddetti ex socialisti, ha stoppato l’attività del porto di Ravenna, con notevoli ripercussioni sul lavoro e sull’attività complessiva.

Quanto avvenuto induce ad una riflessione sul futuro e su quanto sia necessario predisporre per arginare simili situazioni e rendere maggiormente appetibile il porto di Ravenna. Fermo restando gli ormai cronici ritardi nell’approntamento di adeguate vie di comunicazioni quali il completamento dell’E 45 con i collegamenti stradali con Venezia e con Orte e la realizzazione dei necessari raccordi ferroviari, problemi sui quali è aperto un dibattito locale e nazionale assai articolato, uno degli ulteriori elementi che fanno discutere è quello dei “fondali”. La carenza di fondali adeguati è uno dei problemi storici del porto di Ravenna che da sempre invoca “maggiore quantità di acqua sotto le navi”.

E’ superfluo rammentare la morfologia dello scalo ravennate ed i problemi di insabbiamento dibattutti da anni. Volendo essere estremamente sintetici si può affermare che oggi il dibattito è incentrato sul “progetto” di 14 e 50 metri di pescaggio. Questa ipotesi ha creato una aspettativa e, come sempre in questi casi, anche delle fazioni. Il discorso ha risvolti tecnici ed economici, sui quali si pronunceranno gli “esperti” ed un apposito gruppo di valutazione a cui l’Autorità Portuale ha demandato uno studio. Per quanto mi riguarda ritengo di potere esprimere alcune valutazioni.

1) Gli attuali fondali, che pure hanno consentito ai terminalisti ravennate notevoli performances, oggi sono inadeguati anche il mantenimento degli attuali traffici.
Infatti lo spostamento di alcuni mercati di approvvigionamento delle materie prime, l’aumentato costo dei noli e del carburante ed il prevedibile incremento degli scambi con l’estremo oriente rendono indispensabile l’utilizzo di navi più grandi su tratte più lunghe al fine di ammortizzare i maggiori costi anche per quelle navi che già oggi considerano Ravenna porto di seconda toccata.
2) Se è già problematico mantenere l’esistente, è impensabile pensare di acquisire nuovi traffici significativi che già oggi scontano la concorrenza anche degli scali europei meglio dotati.
3) Nel settore più moderno dell’attività portuale, che è quello dei contenitori, i maggiori esperti del settore dicono che quello che è la più grande dote del porto di Ravenna, e cioè la disponibilità di spazi a terra, è vanificata dalla carenza di profondità.
Infatti anche in questo settore si assiste a gigantismo navale ed anche porti di secondo scalo come Ravenna devono ricevere navi comunque più grandi.
4) Stante la scarsità delle risorse economiche di cui il paese dispone , dovranno essere privilegiati quegli investimenti di ampio respiro internazionale che offrono reali prospettive di sviluppo e ritorno economico, con una significativa partecipazione dei privati.
Tutte queste considerazioni ed altre che non riportiamo, ma che sono patrimonio acquisito del dibattito in corso, ci fanno dire che:

a) il porto di Ravenna ha bisogno di un suo progetto forte che rappresenti un punto di arrivo per il futuro di uno scalo che vuole essere punto di riferimento nazionale ed internazionale.

b) La programmazione di un obiettivo impegnativo dovrà comunque essere realizzata in un tempo medio lungo con una serie di appuntamenti intermedi.
Ciò significa, banalmente, che puntando ai 14 metri prima si dovranno realizzare i 12 ed i 13, completando il piano regolatore oggi vigente e dando quindi nel breve medio periodo una risposta anche alle esigenze più urgenti e non più rinviabili.

c) La gradualità degli interventi, in presenza di un traguardo finale, consentirà di indirizzare le risorse economiche senza penalizzare gli interventi di adeguamento delle attuali strutture (illuminazione e viabilita) e di manutenzione (banchine e piazzali).

Per gli stessi motivi ci sarà il tempo di affrontare e risolvere anche i problemi tecnici, quindi l’adeguamento ai nuovi fondali delle vecchie banchine e quello dello smaltimento delle sabbie derivanti dall’escavo.
Va comunque rammentato che lo scalo di Ravenna, al pari di altri grandi scali internazionali, necessita e necessiterà comunque di un servizio di escavo continuo per il mantenimento delle sue quote, qualunque esse siano.
Il costo di questo servizio è comunque compatibile con i maggiori benefici che ne deriveranno.

d) Ultimo aspetto, ma non secondario, è che la progettazione di fondali a 14 metri non è un ragionamento stratosferico (i grandi porti lavorano con fondali dui 17, 20, 27 metri e financo oltre) ma un normale adeguamento di uno scalo che vuole mantenere negli anni un rango “medio-alto” confrontabile con l’alto livello del lavoro e dei servizi che l’insieme degli operatori offre e che non vuole essere fagocitato da una mediocrità che negli anni porterebbe ad un sicuro decadimento.
E’ inoltre un progetto “grande” per Ravenna ed il suo futuro, in un contesto economico e culturale abbastanza statico.
La presenza di una meta importante, raggiungibile con gradualità è anche un messaggio pubblicitario importante per i clienti del porto, molto più efficace di qualunque campagna pubblicitaria o “gita” per la promozione del porto all’estero.

Un messaggio da valorizzare per puntare a rilanciare complessivamente il porto, superando un nuovo scalino che rappresenterà una delle tappe fondamentali della storia del porto al pari della realizzazione del canale Corsini a suo tempo e della realizzazione dei progetti di Cavalcoli e Zaccagnini più recentemente.


19 maggio 2006