Secondo i magistrati di Grosseto, che hanno coordinato l'operazione condotta dal Comando Carabinieri per la Tutela del'Ambiente, l'azienda ravennate avrebbe smaltito 100 mila metri cubi di rifiuti provenienti da lavori di sbancamento effettuati nel corso di vari anni e contaminati da mercurio, idrocarburi e da altri inquinanti, provenienti dalle precedenti attività produttive svolte nel'area.
L'operazione ha fermato un'organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti speciali, anche pericolosi, costituita in Toscana ed avente diramazioni in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna.
L'indagine si e' sviluppata in Toscana, individuata quale destinazione finale dei rifiuti. Dalle attivita' investigative svolte dal Noe di Grosseto (in collaborazione con altri Nuclei del centro e nord Italia) e' emerso come la struttura organizzativa era imperniata sul ruolo di una societa' di intermediazione maremmana, proprietaria anche di un impianto di trattamento, la quale, avvalendosi di produttori, trasportatori, laboratori di analisi, impianti di trattamento, siti di ripristino ambientale e discariche, regolava e gestiva i trafficic dei rifiuti.
Ciò avveniva attraverso una sistematica falsificazione di certificati di analisi, formulari di identificazione e registri di carico e scarico al fine dell'attribuzione di codici di rifiuto non corretti, cosi' da poter essere dirottati soprattutto in siti di destinazione finale compiacenti ubicati in Toscana, Trentino-Alto Adige ed Emilia Romagna.
| < Prec. | Succ. > |
|---|