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La Cna: "I ritardi nei pagamenti sono un ostacolo per lo sviluppo delle imprese"

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In Europa la somma complessiva del credito vantato dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione ammonta a circa 180 miliardi di euro. Si tratta di cifre astronomiche che delineano una situazione divenuta ormai insostenibile per il sistema imprenditoriale.

Purtroppo l'Italia si trova ai vertici di questa "poco nobile" classifica: circa il 39% di questo ammontare, cioè 70 miliardi, è collocato nel nostro Paese, di cui ben 40 solo nel servizio sanitario.
Se andiamo ad esaminare il dato più attentamente rileviamo che sono le piccole e medie imprese quelle più penalizzate.
"Da tempo - afferma Mauro Cassani, presidente provinciale della CNA - denunciamo le difficoltà sempre crescenti di liquidità nelle imprese, dovute principalmente ai ritardi ormai insostenibili nei tempi di pagamento di clienti e committenti.
Dopo tante pressioni abbiamo incassato qualche risultato positivo.

Nell'ultima manovra finanziaria governativa sono contenute misure che permetteranno alle imprese, a partire dal 2011, di compensare i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione (regioni, enti locali, enti collegati con il servizio sanitario nazionale) con le somme iscritte a ruolo a loro carico, quindi con i debiti verso il fisco. E' andata poi a regime anche la possibilità di cessione dei crediti alle banche. Di fatto, raddoppiano gli strumenti a disposizione delle imprese per velocizzare il recupero delle somme dovute dalle pubbliche amministrazioni. Ma tutto ciò non basta! E' indispensabile fare un più deciso passo in avanti allentando il Patto di Stabilità interno per consentire agli enti locali di pagare regolarmente le imprese e contestualmente di riattivare gli investimenti in opere pubbliche visto che negli ultimi tempi abbiamo registrato una contrazione complessiva - su scala nazionale - degli investimenti degli enti locali del 60% e questo dato si è concretizzato anche nella nostra provincia con un -35% sul valore dei bandi e un -60% sul valore degli affidamenti".
"Gli investimenti degli enti locali - interviene Natalino Gigante, direttore della Confederazione - rappresentano il 70% di tutti gli investimenti pubblici del Paese e sono una delle risorse prioritarie per il consolidamento e lo sviluppo del sistema della piccola impresa diffusa. Sappiamo che anche la Commissione Europea - attraverso lo Small Business Act - ha cercato di affrontare il tema dei ritardati pagamenti. Ma i provvedimenti adottati - una serie di raccomandazioni agli Stati membri, e non impegni vincolanti di recepimento normativo - non saranno risolutivi del problema.


Le semplici raccomandazioni della Commissione di prevedere i pagamenti entro i trenta giorni, sono state infatti raccolte sono da alcuni Stati membri, non dall'Italia. Occorre pertanto allinearsi a questi Paesi, consentendo alle nostre imprese di beneficiare di un quadro normativo più trasparente e più certo".
"A tutto questo - prosegue ancora Gigante - si aggiunge poi la probabile soppressione della detrazione del 55% sul risparmio energetico in scadenza al 31 dicembre 2010. Da tempo chiediamo la stabilizzazione di questi incentivi e sarebbe gravissimo se dovessero saltare. Tali incentivazioni hanno decisamente contribuito alla crescita dell'economia nazionale: le detrazioni del 55%, da sole, hanno determinato, nel triennio, 600.00 domande per un volume di circa 8 miliardi di investimenti. Non è in gioco solo la possibilità di creare un forte danno per le imprese, ma c'è il rischio concreto di un forte arretramento su quanto realizzato in questi anni nel campo della sostenibilità e dell'efficienza energetica e di allontanamento dagli ambiziosi obiettivi fissati dall'Unione Europea nel campo della riduzione dell'inquinamento atmosferico e della salvaguardia dell'ambiente".

"Un ulteriore elemento di forte preoccupazione - aggiunge Cassani - è costituito dall'istituzione della ritenuta alla fonte del 10% applicata dalle banche e dalle poste sui bonifici con i quali i beneficiari delle agevolazioni fiscali (il 36% sulle ristrutturazioni edili, il 55% per il risparmio energetico) pagano le imprese esecutrici dei lavori. La ritenuta del 10% sulle fatture, IVA compresa, riduce drasticamente la liquidità delle imprese in una fase di crisi, gravando ulteriormente sulla loro crescente difficoltà di accesso al credito".
"Con questo iniquo provvedimento - conclude Cassani - si penalizzano fortemente soprattutto quelle aziende che realizzano margini di guadagno inferiori al 10%, viene istituita un'ulteriore anticipazione del prelievo fiscale su un reddito per il quale sono stati previsti acconti di imposta, viene effettuata un'anticipazione applicata sul ricavo anziché sul reddito determinando delle sicure situazioni di credito fiscale. Il tutto senza apportare alcun contributo alla lotta all'evasione fiscale".