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OMC 2011, la crisi nordafricana al centro delle discussioni dei big del petrolio

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Il sottosegretario al ministero per lo Sviluppo economico 8con delega all'Energia),  Stefano Saglia,  inaugurerà  mercoledì prossimo la decima edizione di Omc, tra le principali rassegne internazionali legate all’estrazione di idrocarburi. Il sottosegretario è intervenuto alla presentazione della manifestazione (in programma al Pala De Andrè di Ravenna fino al 25), svoltasi a Roma presso la sede del ministero.

 

In tema di perforazioni ed esplorazioni petrolifere in mare «se la ratio della legge è non rilasciare nuove concessioni — dice tra l’altro Saglia — noi siamo d’accordo, ma vorremmo che le attività già avviate proseguissero». «Noi non vogliamo cambiare il codice ambientale — aggiunge Saglia — ma serve riaprire il discorso dello sfruttamento delle risorse energetiche. L’Italia ha una grande industria petrolifera, che lavora bene nel mondo e potrebbe farlo anche da noi». Temi che rieccheggeranno anche a Ravenna durante Omc, anche e soprattutto alla luce della crisi internazionale.

 

«Quest’anno l’Offshore Mediterranean Conference & Exhibition — commenta il presidente di Omc 2011, Innocenzo Titone — rappresenta un’occasione unica per tutti gli operatori del settore per confrontarsi sui cambiamenti in corso nell’upstream petrolifero alla luce del mutato scenario economico, della volatilità delle quotazioni del greggio, dei disordini in Nord Africa, delle misure restrittive adottate dopo l’incidente del pozzo Macondo nel Golfo del Messico». Nell’ambito della Conferenza sono previste sessioni plenarie speciali e workshop dedicati con contributi altamente qualificati di tutti gli attori in gioco.

 

All’evento parteciperanno 12 delegazioni ufficiali, provenienti da Algeria, Angola, Australia, Azerbaijan, Cina, Egitto, Kazakistan, Mali, Norvegia, Qatar, Turchia, Turkmenistan e oltre 450 espositori da 25 paesi. Saranno inoltre presenti le principali compagnie petrolifere (Edison, Egyptian Petroleum Corporation, Eni, Qatar Petroleum, Shell, Sonatrach e Total) e di servizi. «I recenti fatti internazionali — conclude Saglia — dimostrano che è ormai tempo di una rivalutazione del ruolo delle produzioni nazionali di olio e gas. Bisogna creare una serie di regole uniformi in tutto il bacino del Mediterraneo che garantiscano la massima sicurezza nelle attività offshore. L’Italia può avere un ruolo determinante per la sua consolidata esperienza in questo settore. Inoltre, per la nostra favorevole posizione geografica, potremmo aspirare a diventare un hub nei collegamenti energetici con la sponda sud del Mediterraneo, con la Turchia e l’area del Caspio».