Cresce ad un ritmo sostenuto il traffico dei containers nei porti del Nord Europa a scapito degli scali del Mediterraneo. L' Italia, con 9,6 milioni di containers movimentati nel 2005, ha raggiunto un livello di tutto rispetto, che rischia però di fermarsi se non si dirottano dai porti nordici verso quelli nazionali le merci in esportazione dall'Europa. A lanciare l' allarme è stato oggi il presidente dell' Autorità portuale di Genova, Giovanni Novi, in occasione della presentazione della relazione annuale dello scalo genovese.
''Le navi che attraccano negli scali italiani per scaricare contenitori - spiega Novi, nominato di recente direttore dell' Associazione mondiale dei porti, la Iaph - hanno bisogno di ripartire cariche. La merce in esportazione, invece, dalla pianura Padana va verso Anversa e Rotterdam. Dobbiamo puntare sul traffico di ritorno se vogliamo raggiungere dei risultati''.
Due sono, secondo Novi, le strade da seguire, in particolare per i porti liguri: rivitalizzare le linee ferroviarie e attrezzare i retroporti. Il traffico containers, nel porto di Rotterdam, è cresciuto del 12%, ad Amburgo del 15,5%, a Zeebrugge del 18%. In Italia, la crescita è stata mediamente del 2%, in Spagna (con 7,5 milioni di contenitori) dell'8%. In Francia (con 3 milioni), si è registrato un calo dell' 1%.
Nel dettaglio, questa la crescita registrata, nel 2005, dai porti italiani per quanto riguarda i contenitori: Savona +162% (una crescita dovuta al trasferimento di Grimaldi e Costa Container Line dal porto di Genova a quello di Vado), Cagliari +31%, Palermo +16%, Trieste +13.6%, Napoli +7,5%, Livorno +3%, Salerno +2%. Taranto ha registrato un calo dell' 8,4%, Gioia Tauro del 3%, La Spezia dell'1,5%, Ravenna dello 0,5%, Genova dello 0,2% (sempre per il trasferimento delle due linee a Vado).
In Francia, Marsiglia ha registrato un calo del traffico contenitori dell' 1%, sia a Marsiglia che a Le Havre. In Spagna, Barcellona è cresciuta dell'8%, Algeciras dell'8,2%.
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