Energia, Offshore

ravenna 25 gennaio 2019

Confindustria Romagna in piazza a Roma contro i NO TRIV

Mingozzi, Pri, Pagani (Pd) criticano le misure previste dal Governo per l'oil&gas

25 gennaio 2019 - ravenna - Confindustria Romagna aderirà alla manifestazione del 9 febbraio a Roma per contestare le politiche adottate dal Governo nel Dl Semplificazioni: “L’accordo sulle trivellazioni è un suicidio industriale, un pasticcio che potenzialmente può fare danni dalle proporzioni inimmaginabili – afferma il presidente di Confindustria Romagna, Paolo Maggioli – i numeri sui rischi di mancati investimenti e perdite occupazionali che circolano sulla stampa in queste ore sono ampiamente sottostimati: dietro alle cifre c’è la vita di una comunità professionale storica, che vanta eccellenze e talenti richiesti in tutto il mondo, e rischia di venire spazzata via da un compromesso illogico e irricevibile”.


“La riduzione dell’aumento dei canoni da 35 a 25 volte è un contentino che terrà in piedi solo piccole concessioni marginali, ma l’effetto più dirompente e potenzialmente devastante dell’accordo sono i 18 mesi per stabilire quali aree di coltivazione siano compatibili e quali no, dal momento che il nuovo testo non si limita a bloccare nuove perforazioni ma assoggetta alle previsioni del futuro Piano per la Transizione Energetica anche la prosecuzione delle estrazioni in essere, su cui si allunga l’ombra di un blocco totale se ritenute incompatibili – aggiunge Maggioli - E’ un limbo che pone un enorme punto interrogativo e azzera la possibilità di fare progetti, perché oggi le valutazioni economiche di qualunque attività si basano non sulla scadenza della concessione, ma sulla vita utile del giacimento: il tempo di ritorno di un investimento cambia molto se posso andare avanti fino al 2035, oppure se c’è l’incertezza che tra due o tre anni le concessioni non vengano rinnovate. E’ un fortissimo deterrente agli investimenti programmati, che va oltre ogni nostro timore”.


Confindustria Romagna sarà quindi accanto alle imprese del settore, ai lavoratori e al sindaco di Ravenna nel tentativo di trovare una soluzione lucida e ragionata per scongiurare questo scenario e salvare un comparto già in forte declino produttivo.
Giannantonio Mingozzi, da sempre strenuo difensore del comparto off-shore dell'economia ravennate, considera deleterio l'ultimo compromesso raggiunto in sede governativa sulle estrazioni; fermare per 18 mesi ricerche in mare e coltivazioni di idrocarburi, particolarmente in Adriatico, vuol dire rinunciare ad investimenti e posti di lavoro, favorire quei paesi che potenziano le estrazioni in Adriatico e poi ci rivendono a caro prezzo il gas che cii appartiene. In definitiva vuol dire sancire lo stato di crisi di uno dei più importanti settori economici del paese e dell'imprenditoria ravennate. L'impegno di sindaco e vicesindaco, l'appello a difendere le nostre imprese e la volontà di manifestare a Roma sono condivisibili ma occorre anche a Ravenna estendere quella consapevolezza sull'argomento ancora flebile da parte dell'opinione pubblica e di alcune associazione d'impresa che ancora non hanno chiaro i rischi che corriamo come famiglie, come occupati e come tenuta del sistema imprenditoriale.


Rispetto alla mobilitazione di tre anni fa contro il referendum, il pericolo che incombe oggi sull'oil&gas è ancora più grave se consideriamo le diatribe nel governo e la scarsa conoscenza del contesto internazionale in materia di energia e di approvvigionamenti. Se Torino, i cittadini, la società nel suo insieme è riuscita a riempire la piazza a difesa della TAV analoga manifestazione dovremmo pensare per Ravenna perché l'oil&gas, in una ipotetica analisi costi-benefici, vale il futuro di molti giovani e la tutela delle famiglie ravennati.
Coerentemente con le proprie posizioni, il Partito Repubblicano di Ravenna, "da sempre vicino alle imprese che garantiscono ricchezza e occupazione al nostro territorio, aderisce convintamente al documento firmato dalla Camera di Commercio di Ravenna, dalle associazioni imprenditoriali e dai sindacati e all’appello del Sindaco di Ravenna Michele De Pascale, sul inaccettabile accordo nel Governo di sospendere la ricerca e l’estrazione di gas metano dal mare Adriatico". Lo afferma il segretario comunale del Pri Stefano Ravaglia.

"E’ paradossale che da una parte il Governo “giallo verde” approvi i lavori per il gasdotto Tap, per importare gas dall' estero e dall’altra si opponga al gas “a km zero” dell'Adriatico”; l’accordo “blocca trivelle” trovato nella maggioranza indica con chiarezza la mancanza di una qualsiasi strategia energetica nazionale, mentre in Romagna la Lega dell’onorevole Pini cerca di mettere una pezza ad un provvedimento che penalizzerà gravemente il nostro territorio. Tutelare il lavoro, le quasi mille aziende riconducibili all’industria upstream che occupano più di diecimila addetti e generano indotto per oltre centomila lavoratori (dati 2016 Unioncamere Emilia- Romagna), in particolare la città di Ravenna dove è concentrato il 13% delle aziende e il 29% dell’occupazione regionale del settore, è l’impegno dei repubblicani.

Vogliamo che tutti sappiamo che con questo emendamento, di fatto, non si incentiva né il
risparmio energetico né la prod uzione di energia da fonti rinnovabili, ma si costringe l’Italia a dipendere esclusivamente da fonti importate per l’approvvigionamento di energia, le si nega un futuro di maggiore sicurezza e autonomia sfilandola dalla competizione nel settore, penalizzando pesantemente la produzione interna di gas naturale e costringendo il Paese all’asservimento delle multinazionali dell’energia e delle speculazioni sul relativo costo".

“Lo stop di 18 mesi alle ricerche in mare di idrocarburi, con l’aumento dei canoni annuali per le compagnie petrolifere e l’incremento per le tariffe applicate sui permessi, rappresenta sicuramente una scelta scorretta e controproducente che genererà un’inevitabile crisi del settore" afferma Il deputato Pd Alberto Pagani.
"In Italia gli impianti di estrazione di gas sono un patrimonio di immenso valore economico, industriale e tecnologico, sono un modello nel mondo per gli standard di rispetto ambientale e impiegano migliaia di lavoratori.

La coesistenza e l’integrazione di metano, idroelettrico, solare, eolico, di gas da biomasse, del geotermico, sarà il futuro energetico dell’Italia per molti anni e il gas naturale è una risorsa strategica per il nostro Paese.
Insieme ai lavoratori, ai sindacati, alle associazioni di categoria e all’amministrazione ravennate chiedo al Governo di ripensare a questa decisione sbagliata e pericolosa che rischia di pregiudicare investimenti importanti in Italia e soprattutto nel nostro territorio.”


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