Energia, Offshore

ravenna 03 dicembre 2019

Le imprese del gas scrivono al Mise: "Così moriremo"

Lettera di Nanni (Roca): "Stop al nostro lavoro non ponderato"

03 dicembre 2019 - ravenna - Lettera del Roca, l'associazione delle aziende oil&gas, al Mise. "La crisi del settore, causata anche da una rilevante incertezza normativa - scrive il presidente Franco Nanni - a cui si è aggiunto di recente il fermo indiscriminato delle attività di prospezione e ricerca imposto dalla Legge n. 12/2019 di conversione del D.L. n. 135/2018 hanno causato l’azzeramento ingiustificato delle prospettive di investimento nel settore e distrutto l’attività locale delle PMI, costrette a tagliare migliaia di posti di lavoro ad elevato livello di specializzazione o addirittura a chiudere".

"Siamo i primi a riconoscere l’importanza della tutela ambientale e la necessità di utilizzare il gas solo come traghettatore verso l’energia rinnovabile, ma non possiamo accettare uno stop al nostro lavoro totalmente non ponderato e controproducente anche in termini di economia nazionale. Gli studi scientifici dimostrano che il completo soddisfacimento della richiesta energetica, non può essere coperto, né ora, né nei prossimi decenni, dalle sole fonti alternative. Detto questo, sorge spontaneo chiedersi perché essere costretti a 18 mesi di blocco indiscriminato delle ricerche e delle nuove coltivazioni in attesa di un Piano per la Transizione energetica sostenibile delle Aree idonee (PiTESAI) che non ha criteri definiti, quando L. n. 979/1982 (Disposizioni per la difesa del mare), la L. n. 394/1991 (Legge quadro sulle aree protette) o il D.lgs. n. 152/2006 (Testo Unico ambientale) circoscrivono già efficacemente le aree marine da proteggere".

Chiediamo, da subito, di avere la certezza di poter continuare ad operare ed investire nelle zone di mare che residuano alle Aree Marine Protette e alle AMP istituende, perché il PiTESAI per avere senso di esistere e per rispettare l’affidamento che tutti facciamo nel diritto dovrebbe essere una mappa organica delle aree già tutelate dalle norme nazionali, comunitarie ed internazionali, ora troppo frammentarie".

ROCA ha già manifestato negli scorsi mesi l’interesse a collaborare con le Autorità competenti nella definizione di una Strategia Energetica Nazionale di medio termine, ma l’appello è caduto nel vuoto. Siamo a rinnovare la nostra richiesta: gli operatori del settore vogliono apportare il proprio contributo alla politica energetica del paese, che non può sopportare repentini cambi di direzione, come accaduto nell’ultimo
decennio. Nel Mare Adriatico in aree non interessate da vincoli ambientali abbiamo ancora grandi riserve di gas che non vengono sfruttate. Il metano è il combustibile meno inquinante, necessario per almeno 30-50 anni di transizione e la ricerca di questa risorsa non può essere bandita indiscriminatamente dal nostro mare, preferendo l’importazione dall’estero, con quindi maggiori costi, più inquinamento e perdita di posti di lavoro nel nostro Paese".

"Cerchiamo una soluzione rapida" conclude Nanni. "L’economia del distretto ha già subito troppi danni. Le nostre riserve potrebbero alleggerire le importazioni, con vantaggi per la bilancia dei pagamenti, oltre che dare lavoro alle nostre aziende. Rinnoviamo l’invito ad un confronto costruttivo in tempi ristretti e porgiamo i nostri sempre cordiali saluti".


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