Energia
ravenna
25 settembre 2025
Rigassificatore, l’inchiesta di Presa Diretta solleva dubbi sui rifornimenti di gas russo
Secondo i Verdi, il governo deve chiarire l’origine delle forniture e garantire trasparenza su extraprofitti e impatti ambientali. Snam: «Noi non compriamo e non vendiamo gas, forniamo servizi e non siamo coinvolti nella scelta dei fornitori»
25 settembre 2025 - ravenna - Un servizio di Presa Diretta, che andrà in onda domenica 28 alle 20:30 su Rai 3, mette il rigassificatore di Ravenna al centro di un’inchiesta nazionale. Le ricerche del giornalista Andrea Vignali ricostruiscono i movimenti della metaniera spagnola LNG Geneva, che il 14 luglio avrebbe trasferito gas alla BW Singapore ravennate. Partita da El Ferrol, la nave avrebbe spento il segnale gps nei pressi dell’isola di Kola, in Russia, per poi riattivarlo tre giorni dopo con un pescaggio aumentato, indizio di un probabile carico effettuato a Murmansk.
La notizia è stata anticipata da Antonio Lazzari e Marco Maiolini di Europa Verde – Verdi Ravenna, che hanno collaborato con la trasmissione fornendo supporto logistico e storico. «Chiediamo che il governo riconosca la presa in giro dei cittadini e dei governanti locali», affermano, denunciando una strategia finanziaria che porterebbe profitti ad alcune aziende scaricando i costi sul territorio.
I Verdi, che a livello locale sostengono la maggioranza guidata dal Pd, chiedono una dichiarazione ufficiale del governo sulla provenienza del gas, il tracciamento degli extraprofitti – dato che quello russo è più economico rispetto a quello statunitense – e la redistribuzione di parte dei guadagni a famiglie in povertà energetica e per il risarcimento dei danni ambientali. Ultima richiesta: ammettere l’inutilità del rigassificatore e fissare una data di smantellamento anticipata rispetto ai 25 anni previsti.
Sulla questione, Snam precisa che «non compra e non vende gas, questo è un ruolo svolto dagli shipper, ma è unicamente tenuta a fornire servizi di trasporto, rigassificazione e stoccaggio alle condizioni stabilite dall’autorità preposta a chiunque li richieda, e non è pertanto in alcun modo coinvolta nella scelta dei relativi fornitori».
A differenza di quanto interessa altri prodotti e settori, già dal 2022 nell’Unione Europea non sono in essere divieti all'importazione di Gnl dalla Russia, a condizione che il terminale di destinazione sia collegato alla rete di trasporto come appunto avviene a Ravenna.
L'Italia è riuscita a fare a meno del gas russo, che via tubo è passato dal 35% delle forniture del 2021 allo 0% del 2025, grazie al Gnl, il cui contributo è passato dall'11% delle forniture di metano del 2021 al 31% dei primi otto mesi del 2025.
«Sui 9 carichi approdati da giugno a Ravenna - spiega l’azienda - 6 sono provenienti dagli USA, 2 da Mauritania e Senegal (impianto cogestito dai due Paesi) e 1, per quanto dato di sapere, dalla Russia». Quindi, il cargo Geneva sarebbe l’unico con Gnl russo arrivato in Italia dei circa 160 carichi giunti nei 5 terminali del Paese nel 2025.
Sul totale dei carichi giunti in Italia, che ha già superato i 150 arrivati durante tutto l'anno scorso, gli USA pesano per il 48% (34% nel 2024), seguiti da Qatar (22%, 36% nel 2024) e Algeria (20%, come nel 2024). Quote minori, pari nel loro insieme a circa il 10% del Gnl importato, vengono da vari paesi africani, dalla Spagna e anche da Trinidad e Tobago.
© copyright Porto Ravenna News
La notizia è stata anticipata da Antonio Lazzari e Marco Maiolini di Europa Verde – Verdi Ravenna, che hanno collaborato con la trasmissione fornendo supporto logistico e storico. «Chiediamo che il governo riconosca la presa in giro dei cittadini e dei governanti locali», affermano, denunciando una strategia finanziaria che porterebbe profitti ad alcune aziende scaricando i costi sul territorio.
I Verdi, che a livello locale sostengono la maggioranza guidata dal Pd, chiedono una dichiarazione ufficiale del governo sulla provenienza del gas, il tracciamento degli extraprofitti – dato che quello russo è più economico rispetto a quello statunitense – e la redistribuzione di parte dei guadagni a famiglie in povertà energetica e per il risarcimento dei danni ambientali. Ultima richiesta: ammettere l’inutilità del rigassificatore e fissare una data di smantellamento anticipata rispetto ai 25 anni previsti.
Sulla questione, Snam precisa che «non compra e non vende gas, questo è un ruolo svolto dagli shipper, ma è unicamente tenuta a fornire servizi di trasporto, rigassificazione e stoccaggio alle condizioni stabilite dall’autorità preposta a chiunque li richieda, e non è pertanto in alcun modo coinvolta nella scelta dei relativi fornitori».
A differenza di quanto interessa altri prodotti e settori, già dal 2022 nell’Unione Europea non sono in essere divieti all'importazione di Gnl dalla Russia, a condizione che il terminale di destinazione sia collegato alla rete di trasporto come appunto avviene a Ravenna.
L'Italia è riuscita a fare a meno del gas russo, che via tubo è passato dal 35% delle forniture del 2021 allo 0% del 2025, grazie al Gnl, il cui contributo è passato dall'11% delle forniture di metano del 2021 al 31% dei primi otto mesi del 2025.
«Sui 9 carichi approdati da giugno a Ravenna - spiega l’azienda - 6 sono provenienti dagli USA, 2 da Mauritania e Senegal (impianto cogestito dai due Paesi) e 1, per quanto dato di sapere, dalla Russia». Quindi, il cargo Geneva sarebbe l’unico con Gnl russo arrivato in Italia dei circa 160 carichi giunti nei 5 terminali del Paese nel 2025.
Sul totale dei carichi giunti in Italia, che ha già superato i 150 arrivati durante tutto l'anno scorso, gli USA pesano per il 48% (34% nel 2024), seguiti da Qatar (22%, 36% nel 2024) e Algeria (20%, come nel 2024). Quote minori, pari nel loro insieme a circa il 10% del Gnl importato, vengono da vari paesi africani, dalla Spagna e anche da Trinidad e Tobago.
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