Porti
Ravenna, navi più grandi in attesa dell'Ordinanza
Dopo i dragaggi a -12,50 metri, gli operatori chiedono alla Capitaneria di adeguare il pescaggio per aumentare traffici e competitività
Sul tema è in corso un confronto tra Capitaneria, Autorità Portuale e servizi tecnico-nautici, in particolare con i piloti, per definire in sicurezza i nuovi limiti di pescaggio, con risultati attesi nelle prossime settimane.
Intanto il porto continua a cambiare volto. La prima fase dell’Hub – realizzata dal general contractor Rhama Port Hub con Rcm Costruzioni, Fincosit e Deme – ha portato nel 2022 al dragaggio a -12,50 metri della canaletta centrale del Candiano e dei sotto banchina dei terminal interessati. Oggi i lavori proseguono nel bacino di evoluzione di San Vitale, di fronte a Sapir.
La seconda fase, già avviata, prevede fondali fino a -14,50 metri: sono stati scavati la canaletta fuori dalle dighe (circa 5 km) e il bacino di evoluzione in avamporto, utilizzato dalle grandi navi da crociera.
Dal luglio 2026 entrerà in funzione l’impianto di trattamento dei materiali di dragaggio presso la pialassa Piombone, che consentirà di estendere i -14,50 fino a Largo Trattaroli e completare gli interventi sui terminal già predisposti: Lloyd, Alma Petroli, Eurodocks e Magazzini Generali raggiungeranno i -14,50; Sapir, Tcr e Yara si fermeranno a -12,50.
Già dal prossimo mese le banchine rinnovate di Bunge, Italterminal, Marcegaglia, Terminal Nord, Logiport e Pir Mare potrebbero ottenere un pescaggio maggiore, fino a -11,50 metri, consentendo alle navi di attraccare con più carico. Per le altre, l’obiettivo è almeno -10,50 metri, sempre in base alle valutazioni della Capitaneria.
Resta però irrisolto il nodo dei terminal Setramar e Docks Cereali, che non potranno beneficiare degli approfondimenti finché non arriveranno i 115 milioni di euro necessari per l’adeguamento delle banchine, nonostante i progetti siano pronti da anni.
Il viceministro Rixi, in visita a Ravenna, aveva assicurato che i fondi “non erano un problema”, ma ad oggi non sono ancora stati stanziati. La nuova riforma portuale, che limita l’autonomia decisionale dei singoli scali, rischia ora di rendere ancora più incerta la prospettiva.
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