MiCo 26

Porti

roma 22 dicembre 2025

Il consiglio dei ministri ha approvato la riforma portuale

Istituita la Porti d'Italia Spa «per supportare la realizzazione di infrastrutture di rilevanza internazionale e nazionale, potenziando l’intermodalità e lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T)»

22 dicembre 2025 - roma - Il Consiglio dei ministri riunitosi nel pomeriggio di oggi lunedì 22 dicembre 2025, a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini ha approvato il disegno di legge di riordino della legge 28 gennaio 1994, n. 84 in materia di governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale.
Si avvia ora l’iter in Parlamento, chiamato a esaminare e approvare in via definitiva la riforma.
L’intervento legislativo mira a modernizzare profondamente il sistema portuale nazionale per accrescerne la competitività internazionale e favorire uno sviluppo integrato del settore logistico, si legge in una nota del Mit.

In coerenza con gli indirizzi strategici del “Piano del mare”, il provvedimento introduce rilevanti modifiche organizzative, tra cui l’istituzione della società “Porti d’Italia Spa”. Questo nuovo organismo, che avrà il compito di supportare la realizzazione di infrastrutture di rilevanza internazionale e nazionale, potenziando l’intermodalità e lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T), è una società pubblica partecipata dal Ministero dell’Economia e vigilata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con un ruolo di regia nazionale.

La nuova società sarà responsabile della gestione dei grandi investimenti infrastrutturali strategici, della manutenzione straordinaria, dell’individuazione delle opere di interesse economico generale e della promozione unitaria del sistema portuale italiano sui mercati internazionali. Opererà con un consiglio di amministrazione composto da cinque membri, tre effettivi e due supplenti, con designazioni di Mit e Mef.

Le 16 Autorità di sistema portuale restano pienamente operative, mantengono la gestione territoriale degli scali, la manutenzione ordinaria e il rilascio delle concessioni, ma vengono sollevate dal peso finanziario delle grandi opere. Il nuovo equilibrio economico è garantito dalla capitalizzazione di Porti d’Italia spa attraverso l’utilizzo degli avanzi di amministrazione non vincolati del sistema, consentendo alle Autorità di concentrarsi sull’efficienza operativa e sullo sviluppo locale.

Il nuovo modello di finanziamento prevede un capitale iniziale di 500 milioni di euro, provenienti dall’avanzo di amministrazione non vincolato delle Adsp, e l’istituzione di un fondo per le infrastrutture strategiche di trasporto marittimo, alimentato da una quota dei canoni di concessione, fino all’85% per le vecchie concessioni, da una percentuale tra il 15 e il 25% delle tasse portuali e da risorse statali già destinate allo sviluppo portuale. La dotazione annua a regime è stimata in circa 480 milioni di euro.

Il testo stabilisce norme rigorose per la separazione contabile e organizzativa all’interno delle Autorità di sistema portuale e disciplina la costituzione del “Fondo per le infrastrutture strategiche di trasporto marittimo”. La norma chiarisce che l’erogazione dei finanziamenti è subordinata alla verifica del rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato, prevedendo la sospensione delle risorse per gli interventi non esenti da notifica fino all’avvenuta autorizzazione della Commissione europea, garantendo così la piena certezza giuridica degli investimenti.

Il disegno di legge prevede, inoltre, l’adozione, entro il 30 giugno 2026, di linee guida nazionali per la determinazione uniforme del canone demaniale, elaborate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti previo parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti. Per assicurare la massima trasparenza, le Autorità di sistema portuale avranno l’obbligo di aggiornare tempestivamente i dati delle concessioni nel Sistema Informativo del Demanio Marittimo (SID – il Portale del Mare). 
Il mancato assolvimento di questi obblighi informativi rileverà ai fini della valutazione della performance e della responsabilità dirigenziale, con la previsione di poteri sostitutivi in capo alla Direzione generale del Ministero. Nei casi più gravi di mancato adeguamento delle clausole concessorie al nuovo quadro regolatorio, il provvedimento arriva a disporre la revoca della concessione stessa.

Complessivamente, afferma il Mit, la riforma punta a semplificare le procedure amministrative, stimolare l’apporto di capitali privati e superare la frammentazione gestionale che ha finora limitato il potenziale dei porti italiani nel bacino del Mediterraneo, assicurando una visione strategica unitaria per l’intero Sistema Paese.

Critico il Partito Democratico secondo cui il disegno di legge concentra poteri e funzioni in Porti d’Italia Spa a scapito delle Autorità di sistema portuale e del rapporto con i territori: le Adsp vengono svuotate di competenze e risorse, con rischi per la sostenibilità finanziaria e la capacità di pianificazione, senza ridurre gli oneri.


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