Energia
ravenna
07 marzo 2026
Mingozzi (PRI): «Quel gas dell'Adriatico che oggi ci farebbe comodo...»
«Ogni Stato che possiede proprie risorse le protegge e le rinnova: noi le abbiamo ma non le estraiamo, si rinvia sempre e tanto meno si ha il coraggio di assumere decisioni definitive ed autorevoli per il bene della comunità»
07 marzo 2026 - ravenna - «Tre anni fa il confronto tra i sostenitori del Pitesai (una sorta di piano regolatore delle possibili estrazioni di idrocarburi in Italia, ben presto dimenticato perché giustamente avversato da molte Regioni) e coloro che consideravano la crisi energetica, in quei momenti di guerra, l'avvisaglia di tempi ancora più duri per gli approvvigionamenti d'impresa e le bollette esagerate, provocò almeno una riflessione sull'opportunità di rilasciare nuove concessioni di ricerca ed estrattive in Adriatico» ricorda Giannantonio Mingozzi, esponente del PRI di Ravenna.
«Se quelle trenta concessioni autorizzate, rese produttive e, come ricordò il presidente del Consiglio Meloni e poi il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Pichetto Fratin, in grado di aiutare le famiglie e le aziende più gasivore, trascorsi tre anni di lavoro oggi saremmo pronti con i pozzi dell'Adriatico a raddoppiare l'estrazione del gas metano passando dai 3,3 miliardi di metri cubi a 7 miliardi e questo per almeno 20 anni».
«Queste nuove risorse nazionali ci rafforzerebbero anche nelle trattative con i Paesi produttori evitando ricatti e finalmente portandoci a casa quella parte di gasmetano che gli Stati dell'altra sponda dell'Adriatico da anni continuano a prelevare pur essendo di nostra proprietà».
«Ma nulla di tutto questo è accaduto, pensando che le fonti alternative fossero in grado di coprire un disavanzo energetico crescente e credendo, a partire dal ministro dell'Ambiente, che se ci prepariamo al nucleare di nuova generazione ancora alcuni anni possiamo resistere importando a caro prezzo da chi vende».
«Non era difficile pensare che ogni conflitto bellico dura più di quanto ci si augura e comporta per l'Italia enormi problemi di dipendenza energetica e di sviluppo industriale, conclude l'esponente dell'Edera, e se ci guardiamo attorno ogni Stato che possiede proprie risorse le protegge e le rinnova: noi le abbiamo ma non le estraiamo, si rinvia sempre e tanto meno si ha il coraggio di assumere decisioni definitive ed autorevoli per il bene della comunità!».
© copyright Porto Ravenna News
«Se quelle trenta concessioni autorizzate, rese produttive e, come ricordò il presidente del Consiglio Meloni e poi il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Pichetto Fratin, in grado di aiutare le famiglie e le aziende più gasivore, trascorsi tre anni di lavoro oggi saremmo pronti con i pozzi dell'Adriatico a raddoppiare l'estrazione del gas metano passando dai 3,3 miliardi di metri cubi a 7 miliardi e questo per almeno 20 anni».
«Queste nuove risorse nazionali ci rafforzerebbero anche nelle trattative con i Paesi produttori evitando ricatti e finalmente portandoci a casa quella parte di gasmetano che gli Stati dell'altra sponda dell'Adriatico da anni continuano a prelevare pur essendo di nostra proprietà».
«Ma nulla di tutto questo è accaduto, pensando che le fonti alternative fossero in grado di coprire un disavanzo energetico crescente e credendo, a partire dal ministro dell'Ambiente, che se ci prepariamo al nucleare di nuova generazione ancora alcuni anni possiamo resistere importando a caro prezzo da chi vende».
«Non era difficile pensare che ogni conflitto bellico dura più di quanto ci si augura e comporta per l'Italia enormi problemi di dipendenza energetica e di sviluppo industriale, conclude l'esponente dell'Edera, e se ci guardiamo attorno ogni Stato che possiede proprie risorse le protegge e le rinnova: noi le abbiamo ma non le estraiamo, si rinvia sempre e tanto meno si ha il coraggio di assumere decisioni definitive ed autorevoli per il bene della comunità!».
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