Energia
ravenna
05 maggio 2026
Da Ravenna alla Libia, in partenza il maxi impianto per ridurre le emissioni offshore
Realizzato da Rosetti Marino, recupererà il gas oggi bruciato in torcia: più produzione, meno CO2 e nuova energia anche per l’Italia
05 maggio 2026 - ravenna - Un impianto costruito a Ravenna è pronto a partire per il largo della Libia, dove contribuirà a cambiare in modo concreto la gestione del gas nei giacimenti offshore del Mediterraneo. Il modulo realizzato da Rosetti Marino per il Bouri Gas Utilization Project lascerà il cantiere a Marina di Ravenna, tempo permettendo, il 7 maggio e, dopo circa quattro giorni di navigazione su un pontone rimorchiato, raggiungerà il campo petrolifero di Bouri, a circa 170 chilometri dalla costa libica. Qui sarà installato dalla nave Saipem 7000, una delle più grandi al mondo.
Si tratta di un investimento complessivo pari a 1,3 miliardi, di cui circa 400 milioni per la commessa Rosetti Marino.
Il progetto BGUP rappresenta uno degli interventi più rilevanti nel Mediterraneo per l’ottimizzazione energetica e la riduzione delle emissioni nel settore offshore. La committente finale è Mellitah Oil & Gas, attraverso cui Eni opera nel Paese nordafricano insieme alla compagnia statale National Oil Corporation of Libya. Il ruolo di main contractor è affidato a Saipem, mentre Rosetti Marino ha curato la realizzazione del modulo.
L’impianto nasce con un obiettivo preciso: recuperare e utilizzare il gas associato alla produzione di petrolio che, da decenni, viene bruciato in torcia. Un processo che comporta dispersione di risorse ed emissioni in atmosfera. Il modulo, completato a fine aprile 2026, intercetterà questo gas, lo tratterà eliminando anidride carbonica e umidità e lo comprimerà per renderlo trasportabile verso il complesso di Mellitah, passando dalla piattaforma Sabratha. Da lì potrà essere utilizzato localmente oppure esportato verso l’Italia attraverso il gasdotto GreenStream, in caso di surplus rispetto al fabbisogno domestico.
Il risultato atteso è duplice: da un lato un incremento significativo della produzione di gas, stimato in circa 3 milioni di metri cubi al giorno, dall’altro una riduzione sostanziale delle emissioni di CO2, fino ad avvicinarsi all’azzeramento del flaring, cioè delle fiaccole che bruciano il gas in eccesso nei giacimenti offshore.
La costruzione ha richiesto circa due anni di lavoro e oltre 2 milioni e 400 mila ore nel cantiere di Marina di Ravenna, a cui si aggiunge oltre 1 milione di ore impiegate in mare per modificare e ammodernare le piattaforme esistenti di Bouri e Sabratha. “Per Ravenna significa lavoro di qualità, in sicurezza, e sviluppo per l’indotto”, evidenziano il presidente Stefano Silvestroni e l’amministratore delegato Oscar Guerra.
È lo stesso Guerra a spiegare il funzionamento dell’impianto: “Il modulo intercetta il gas, lo tratta eliminando anidride carbonica, acqua e impurità. A questo punto viene compresso e arriva a terra per essere utilizzato”.
Dal punto di vista tecnico, il modulo misura 45 metri per 31 in pianta, ha un’altezza di 45 metri e un peso complessivo superiore alle 5.200 tonnellate, con circa 750 tonnellate di tubazioni e 830 tonnellate di macchinari. Le superfici verniciate raggiungono quasi 60 mila metri quadrati e i cavi superano i 190 chilometri di lunghezza.
Il progetto coinvolge una filiera industriale italiana di primo piano e si inserisce in una strategia più ampia che punta a rendere più efficienti le infrastrutture energetiche esistenti, riducendo l’impatto ambientale e valorizzando risorse già disponibili.
Alla presentazione del modulo era presente anche una delegazione libica, che ha evidenziato l’importanza dell’intervento sia per la riduzione delle emissioni sia per l’incremento della produzione, sottolineando al tempo stesso la solidità della partnership con l’Italia e la prospettiva di una futura disponibilità del gas anche per il nostro Paese.
nella foto Oscar Guerra, Ad di Rosetti Marino SpA, con Albashir Ahmed Mohamed Chairman di Mog
© copyright Porto Ravenna News
Si tratta di un investimento complessivo pari a 1,3 miliardi, di cui circa 400 milioni per la commessa Rosetti Marino.
Il progetto BGUP rappresenta uno degli interventi più rilevanti nel Mediterraneo per l’ottimizzazione energetica e la riduzione delle emissioni nel settore offshore. La committente finale è Mellitah Oil & Gas, attraverso cui Eni opera nel Paese nordafricano insieme alla compagnia statale National Oil Corporation of Libya. Il ruolo di main contractor è affidato a Saipem, mentre Rosetti Marino ha curato la realizzazione del modulo.
L’impianto nasce con un obiettivo preciso: recuperare e utilizzare il gas associato alla produzione di petrolio che, da decenni, viene bruciato in torcia. Un processo che comporta dispersione di risorse ed emissioni in atmosfera. Il modulo, completato a fine aprile 2026, intercetterà questo gas, lo tratterà eliminando anidride carbonica e umidità e lo comprimerà per renderlo trasportabile verso il complesso di Mellitah, passando dalla piattaforma Sabratha. Da lì potrà essere utilizzato localmente oppure esportato verso l’Italia attraverso il gasdotto GreenStream, in caso di surplus rispetto al fabbisogno domestico.
Il risultato atteso è duplice: da un lato un incremento significativo della produzione di gas, stimato in circa 3 milioni di metri cubi al giorno, dall’altro una riduzione sostanziale delle emissioni di CO2, fino ad avvicinarsi all’azzeramento del flaring, cioè delle fiaccole che bruciano il gas in eccesso nei giacimenti offshore.
La costruzione ha richiesto circa due anni di lavoro e oltre 2 milioni e 400 mila ore nel cantiere di Marina di Ravenna, a cui si aggiunge oltre 1 milione di ore impiegate in mare per modificare e ammodernare le piattaforme esistenti di Bouri e Sabratha. “Per Ravenna significa lavoro di qualità, in sicurezza, e sviluppo per l’indotto”, evidenziano il presidente Stefano Silvestroni e l’amministratore delegato Oscar Guerra.
È lo stesso Guerra a spiegare il funzionamento dell’impianto: “Il modulo intercetta il gas, lo tratta eliminando anidride carbonica, acqua e impurità. A questo punto viene compresso e arriva a terra per essere utilizzato”.
Dal punto di vista tecnico, il modulo misura 45 metri per 31 in pianta, ha un’altezza di 45 metri e un peso complessivo superiore alle 5.200 tonnellate, con circa 750 tonnellate di tubazioni e 830 tonnellate di macchinari. Le superfici verniciate raggiungono quasi 60 mila metri quadrati e i cavi superano i 190 chilometri di lunghezza.
Il progetto coinvolge una filiera industriale italiana di primo piano e si inserisce in una strategia più ampia che punta a rendere più efficienti le infrastrutture energetiche esistenti, riducendo l’impatto ambientale e valorizzando risorse già disponibili.
Alla presentazione del modulo era presente anche una delegazione libica, che ha evidenziato l’importanza dell’intervento sia per la riduzione delle emissioni sia per l’incremento della produzione, sottolineando al tempo stesso la solidità della partnership con l’Italia e la prospettiva di una futura disponibilità del gas anche per il nostro Paese.
nella foto Oscar Guerra, Ad di Rosetti Marino SpA, con Albashir Ahmed Mohamed Chairman di Mog
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