Energia
ravenna
18 maggio 2026
Eolico offshore, Bernabini risponde a Pichetto Fratin: «Ravenna è il posto migliore per partire»
L’AD di Agnes difende il progetto ravennate dopo le parole del ministro sul rinvio legato al Fer2: «Qui il dossier più completo d’Italia, con porto, filiera offshore, idrogeno verde e competenze internazionali»
18 maggio 2026 - ravenna - «Qui a Ravenna abbiamo Agnes, il progetto italiano più completo». Parte da questa convinzione la risposta di Alberto Bernabini, amministratore delegato di Agnes, alle dichiarazioni del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin sui tempi dell’eolico offshore in Adriatico.
Il ministro, intervenendo al Sustainable Economy Forum di San Patrignano, ha spiegato che i progetti al largo di Ravenna e Rimini non possono partire nell’immediato perché il Governo sta lavorando alla revisione del decreto Fer2, il sistema di incentivi per le rinnovabili innovative, in un quadro che richiede anche verifiche e confronti a livello europeo sugli aiuti di Stato e sui meccanismi economici di sostegno all’eolico offshore.
Una posizione che Bernabini legge con forte preoccupazione, soprattutto per il rischio di rallentare un progetto che considera già maturo sotto il profilo industriale e territoriale. «Qui a Ravenna abbiamo il progetto italiano più completo, con idrogeno verde, storage, prezzo dell’energia più competitivo, Comune e Regione favorevoli, oltre ad aziende con competenze offshore internazionali», afferma l’AD di Agnes, indicando Ravenna come «il posto migliore per partire con questa tecnologia».
Nel ragionamento pesa anche il ruolo strategico del porto di Ravenna, considerato uno degli elementi che rendono il progetto Agnes diverso dagli altri dossier italiani sull’eolico offshore. Il sistema portuale ravennate dispone infatti già di competenze industriali, infrastrutture energetiche, aree logistiche e una filiera offshore sviluppata negli anni grazie all’oil&gas, elementi ritenuti decisivi per sostenere cantieri, manutenzioni, trasporto dei componenti e integrazione energetica.
Il progetto Agnes Romagna 1 e 2, che ha ottenuto nel luglio 2024 la compatibilità ambientale con prescrizioni, prevede 600 MW di eolico offshore, 100 MWp di fotovoltaico galleggiante, accumulo energetico e produzione di idrogeno verde. Una configurazione che punta a trasformare Ravenna in una piattaforma energetica integrata e non soltanto in un sito di produzione elettrica da turbine marine.
Secondo quanto emerso nel confronto sul decreto Fer2, il nodo principale riguarda proprio il sistema degli incentivi. Il Governo sta infatti lavorando a una revisione del meccanismo per distinguere meglio gli impianti offshore a fondazione fissa da quelli flottanti, tecnologie con costi e rischi industriali molto differenti. Finché non verranno definite le nuove regole e aperte le aste GSE, i progetti autorizzati o avanzati dal punto di vista ambientale restano però privi della cornice economica necessaria per chiudere finanziamenti e avviare i cantieri.
Da qui la posizione netta di Bernabini: «Piuttosto che partire con Ravenna non si fa nulla e tutto viene rimandato al prossimo Governo. Possiamo permetterci di non sviluppare le rinnovabili offshore, quando l’offshore è l’unico settore in cui cresciamo a doppia cifra?».
© copyright Porto Ravenna News
Il ministro, intervenendo al Sustainable Economy Forum di San Patrignano, ha spiegato che i progetti al largo di Ravenna e Rimini non possono partire nell’immediato perché il Governo sta lavorando alla revisione del decreto Fer2, il sistema di incentivi per le rinnovabili innovative, in un quadro che richiede anche verifiche e confronti a livello europeo sugli aiuti di Stato e sui meccanismi economici di sostegno all’eolico offshore.
Una posizione che Bernabini legge con forte preoccupazione, soprattutto per il rischio di rallentare un progetto che considera già maturo sotto il profilo industriale e territoriale. «Qui a Ravenna abbiamo il progetto italiano più completo, con idrogeno verde, storage, prezzo dell’energia più competitivo, Comune e Regione favorevoli, oltre ad aziende con competenze offshore internazionali», afferma l’AD di Agnes, indicando Ravenna come «il posto migliore per partire con questa tecnologia».
Nel ragionamento pesa anche il ruolo strategico del porto di Ravenna, considerato uno degli elementi che rendono il progetto Agnes diverso dagli altri dossier italiani sull’eolico offshore. Il sistema portuale ravennate dispone infatti già di competenze industriali, infrastrutture energetiche, aree logistiche e una filiera offshore sviluppata negli anni grazie all’oil&gas, elementi ritenuti decisivi per sostenere cantieri, manutenzioni, trasporto dei componenti e integrazione energetica.
Il progetto Agnes Romagna 1 e 2, che ha ottenuto nel luglio 2024 la compatibilità ambientale con prescrizioni, prevede 600 MW di eolico offshore, 100 MWp di fotovoltaico galleggiante, accumulo energetico e produzione di idrogeno verde. Una configurazione che punta a trasformare Ravenna in una piattaforma energetica integrata e non soltanto in un sito di produzione elettrica da turbine marine.
Secondo quanto emerso nel confronto sul decreto Fer2, il nodo principale riguarda proprio il sistema degli incentivi. Il Governo sta infatti lavorando a una revisione del meccanismo per distinguere meglio gli impianti offshore a fondazione fissa da quelli flottanti, tecnologie con costi e rischi industriali molto differenti. Finché non verranno definite le nuove regole e aperte le aste GSE, i progetti autorizzati o avanzati dal punto di vista ambientale restano però privi della cornice economica necessaria per chiudere finanziamenti e avviare i cantieri.
Da qui la posizione netta di Bernabini: «Piuttosto che partire con Ravenna non si fa nulla e tutto viene rimandato al prossimo Governo. Possiamo permetterci di non sviluppare le rinnovabili offshore, quando l’offshore è l’unico settore in cui cresciamo a doppia cifra?».
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