giugno-agosto

Energia

ravenna 12 giugno 2026

Hub europeo delle materie prime critiche, Benevolo: «Passo decisivo per il porto di Ravenna»

Dopo il vertice di Venezia con Governo e Commissione europea, il presidente dell'Autorità Portuale chiede di trasformare rapidamente il progetto in interventi concreti. Il ministro Urso: «Cantieri già da ottobre»

12 giugno 2026 - ravenna -

«L’incontro a Venezia con il Ministro Urso e il Commissario Séjourné ha rappresentato un momento estremamente importante per il futuro del porto di Ravenna. Il Governo ha inserito Ravenna, insieme a Venezia Marghera, Trieste e l’interporto Quadrante Europa di Verona, in un progetto di quadrante Nord Est che potrà rappresentare per l’Italia e l’Unione Europea l’inizio di un percorso innovativo verso stoccaggio, produzione e riciclo di materie prime critiche al servizio del sistema produttivo europeo.
Dal punto di vista tecnico sono estremamente soddisfatto del lavoro svolto. Ora è fondamentale che queste decisioni possano quanto prima essere derubricate in attività finanziarie e operative. Il nostro porto è pronto a fare la propria parte offrendo, oltre a quasi 250 ettari di aree logistiche, anche una comunità portuale coesa, professionale e specializzata».

Questo il commento di Francesco Benevolo, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centro settentrionale, al temine della riunione tenutasi venerdì 12 giugno, a Venezia nel corso della quale il sistema Alto Adriatico si è proposto come sede dell'hub strategio europeo per le materie prime critiche.

La visita rappresenta dunque un passaggio decisivo. Dall’esito delle verifiche tecniche dipenderà la possibilità per il sistema portuale e logistico dell’Alto Adriatico di assumere un ruolo centrale in una delle partite industriali più importanti per il futuro dell’Europa.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è fiducioso sulla realizzazione di un deposito di materie prime critiche e terre rare a Porto Marghera, nell'area Eni già bonificata estesa circa 12 ettari, sito che ha visitato nuovamente questa mattina con il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Stéphane Séjourné. 
«Il deposito strategico di Porto Marghera - ha detto Urso - potrà avvalersi dei porti di Ravenna in Emilia-Romagna, Trieste in Friuli Venezia Giulia e, appunto, Venezia. Tre sistemi industriali che rappresentano in maniera complementare il Nord-est e l'accesso marittimo alla nostra Europa.
Contemporaneamente potrà contare sull'interporto logistico di Verona, che lungo l'asse del Brennero potrà rifornire pienamente e in tempi congrui le imprese europee in caso di choc di approvvigionamento, e sulla miniera di Tassullo in Trentino».
Secondo il ministro, i primi cantieri potrebbero aprire già a ottobre, con le prime attività operative al via all'inizio del prossimo anno.

Il progetto nasce nell’ambito del “Critical Raw Materials Act”, il piano con cui Bruxelles punta a ridurre la dipendenza europea dalle importazioni, in particolare dalla Cina, per materiali indispensabili alla transizione energetica, all’industria tecnologica, alla difesa e alla mobilità elettrica. Terre rare, litio, cobalto, grafite e nichel sono infatti esempi di componenti essenziali per batterie, microchip, magneti permanenti, turbine eoliche e pannelli fotovoltaici.

In questo quadro Ravenna può giocare una partita tutt’altro che marginale. Lo scalo dispone di ampie aree logistiche e industriali, di una consolidata esperienza nella movimentazione di rinfuse solide e merci strategiche e di un sistema integrato porto-industria che rappresenta una delle peculiarità del suo sviluppo. Negli ultimi anni il porto ha inoltre rafforzato il proprio ruolo nel settore energetico, grazie agli investimenti collegati al rigassificatore offshore, e sta completando il progetto Hub Portuale che aumenterà ulteriormente la capacità operativa delle banchine e dei collegamenti logistici.

L’idea allo studio non è quella di un semplice deposito, ma di una piattaforma logistica integrata in grado di garantire sicurezza degli approvvigionamenti, tracciabilità dei materiali e continuità produttiva alle filiere industriali europee in caso di crisi geopolitiche o interruzioni delle catene di fornitura.

In questo scenario ogni infrastruttura porterebbe in dote una propria specializzazione.
Trieste può contare su fondali profondi, collegamenti ferroviari diretti verso Austria, Germania ed Europa centrale e sul regime di Porto Franco internazionale, elemento che consente una gestione particolarmente flessibile delle merci strategiche.
Venezia-Porto Marghera si presenta invece come una grande piattaforma industriale già orientata alla trasformazione, al recupero e al riciclo delle materie prime critiche.
Verona, attraverso il Quadrante Europa, rappresenterebbe il principale nodo terrestre del progetto. L’interporto veronese è infatti uno dei più importanti terminal intermodali europei e garantirebbe il collegamento tra i porti dell’Adriatico e i mercati industriali del Nord Italia e dell’Europa centrale.
Ma le funzioni definitive e il peso dei singoli siti all'interno della filiera europea saranno definiti nei prossimi mesi.

Più che una competizione tra singoli porti, quella che si sta delineando appare come la costruzione di un sistema integrato dell’Alto Adriatico, nel quale ogni nodo potrebbe svolgere una funzione specifica: accesso marittimo, stoccaggio, prima lavorazione, distribuzione ferroviaria e collegamento con le filiere produttive europee.
Una soluzione che consentirebbe all’Italia di candidarsi non come singolo sito, ma come piattaforma logistica completa al servizio dell’industria continentale.

«La Regione Emilia-Romagna guarda con fortissimo interesse alla strategia europea sulle terre rare - sostiene il presidente Michele de Pascale -. Riteniamo che si tratti di un’iniziativa essenziale e strategica per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime indispensabili per la manifattura, l’industria europea e numerosi servizi essenziali. In questo quadro, far lavorare in squadra i porti e il sistema logistico del Nord-Est rappresenta una scelta corretta e di grande interesse.

Ravenna può offrire un contributo determinante a questo progetto attraverso tre elementi distintivi. Il primo è di natura infrastrutturale: il porto dispone di ampi spazi già pronti all’utilizzo, senza necessità di ulteriori iter autorizzativi o interventi di bonifica, ideali per le attività di stoccaggio. Il secondo riguarda le competenze consolidate nella gestione delle rinfuse e dei materiali ferrosi, che fanno di Ravenna il principale porto italiano per questo tipo di traffici e lavorazioni.

Il terzo elemento è rappresentato dall’esperienza maturata nell’economia circolare. Se oggi il tema dello stoccaggio è centrale, è altrettanto evidente che l’autonomia strategica europea passerà sempre più dalla capacità di recuperare, riciclare e riutilizzare le materie prime critiche. In questo ambito Ravenna vanta da tempo competenze riconosciute a livello nazionale e internazionale, grazie a un sistema specializzato nella gestione, nel recupero dei rifiuti e nella valorizzazione delle materie prime seconde. Un patrimonio di conoscenze che può rendere il territorio un punto di riferimento per le nuove filiere europee delle terre rare e delle materie prime strategiche».

«La candidatura di Ravenna - osserva il sindaco, Alessandro Barattoni - in sinergia con Trieste e Venezia-Marghera come hub portuale delle terre rare, è una grande notizia per il nostro porto.
Ringrazio il presidente Benevolo, per la lungimiranza e la caparbietà con le quali ha lavorato per valorizzare a livello nazionale le potenzialità del nostro scalo e il presidente della Regione per il sostegno convinto a fattivo; siamo felici che il ministero delle Imprese e del Made in Italy abbia riconosciuto allo scalo ravennate la possibilità di diventare un hub strategico internazionale su questi temi.
Con i suoi terminal e gli spazi di logistica ancora suscettibili di sviluppo, Ravenna può dare un grande contributo a un sistema logistico e industriale integrato per gestire l'intero ciclo delle materie prime critiche, dall’approvvigionamento, al deposito, alla trasformazione fino al riciclo, di cui potrà beneficiare non solo l’Italia, ma anche l’Europa.
Un progetto importante su cui l’amministrazione comunale darà la più forte collaborazione possibile per raggiungere gli obiettivi; una notizia che segue i dati positivi sui traffici dei primi cinque mesi dell’anno, in un’unione fra presente e futuro che conferma il nostro scalo fra i più importanti del Paese e lo proietta in una dimensione internazionale».




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