Porti
ravenna
28 luglio 2026
L'acciaio resta il motore del porto
Ma pesa il crollo dei traffici da Taranto. Fiorini sui pescaggi: «I 10,80 metri sono un passo avanti, ora dobbiamo arrivare a 11,50»
28 luglio 2026 - ravenna - Nei primi cinque mesi del 2026 i prodotti metallurgici si confermano la principale categoria merceologica movimentata nel porto di Ravenna. Tra gennaio e maggio sono transitate 2.506.424 tonnellate di acciaio e prodotti siderurgici, in lieve crescita (+0,4%) rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando il ruolo centrale della filiera metallurgica nell'economia dello scalo ravennate. A maggio la crescita è stata ancora più marcata, con 567.028 tonnellate movimentate e un incremento del 14,3% sullo stesso mese dell'anno precedente.
Il dato più significativo riguarda però i flussi provenienti da Taranto. Le movimentazioni di prodotti siderurgici originati dallo stabilimento di Acciaierie d'Italia si sono fermate a 255.999 tonnellate, con una contrazione del 48,2% rispetto ai primi cinque mesi del 2025. Un calo che conferma quanto le vicende industriali dell'ex Ilva continuino ad avere effetti diretti anche sull'operatività del porto di Ravenna. Nonostante la forte riduzione dei traffici provenienti da Taranto, il comparto metallurgico mantiene il proprio primato tra le merci movimentate nello scalo ravennate, grazie alla crescente diversificazione delle provenienze internazionali e al consolidamento dei collegamenti con nuovi mercati.
La progressiva riduzione dei flussi provenienti da Taranto è accompagnata da una trasformazione della geografia delle importazioni siderurgiche che transitano dal porto di Ravenna.
Nei primi quattro mesi del 2026 gli arrivi dai Paesi extra UE hanno raggiunto 1.601.061 tonnellate, in crescita del 17,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. A trainare l'espansione sono soprattutto Indonesia, Vietnam e India, mentre continuano a rappresentare mercati di riferimento anche Corea del Sud e Turchia.
Per quanto riguarda gli scambi con l'Unione europea, i principali partner restano Germania e Francia, entrambe in aumento rispetto al 2025, seguite da Belgio e Paesi Bassi. Il quadro evidenzia una progressiva diversificazione delle fonti di approvvigionamento che rende Ravenna uno dei principali punti di ingresso dell'acciaio destinato all'industria italiana.
Sui pescaggi Aldo Fiorini, Chief Operations Officer (COO) Carbon Steel Flat Division e Direttore stabilimento Marcegaglia di Ravenna, dichiara: «Aver portato il livello del pescaggio operativo fino a 10,80 metri è un significativo passo avanti nel percorso di adeguamento dei fondali lungo il Canale Candiano. Per chi, come noi, opera quotidianamente lungo il porto, significa poter contare su un'infrastruttura ancora più efficiente e competitiva, capace di accogliere navi di maggiori dimensioni e di migliorare la fluidità delle operazioni logistiche.Adesso non dobbiamo fermarci, dobbiamo arrivare ad un pescaggio di 11,50 metri, accompagnando questa crescita con attenzione alla sostenibilità e all'integrazione con il territorio, in modo che lo sviluppo economico proceda di pari passo con la tutela dell'ecosistema e della qualità della vita dei cittadini. Un porto più competitivo significa maggiore attrattività per nuovi investimenti, crescita dei traffici commerciali e nuove prospettive di sviluppo per tutto l’indotto, che rappresenta una quota rilevante del Pil ravennate».
© copyright Porto Ravenna News
Il dato più significativo riguarda però i flussi provenienti da Taranto. Le movimentazioni di prodotti siderurgici originati dallo stabilimento di Acciaierie d'Italia si sono fermate a 255.999 tonnellate, con una contrazione del 48,2% rispetto ai primi cinque mesi del 2025. Un calo che conferma quanto le vicende industriali dell'ex Ilva continuino ad avere effetti diretti anche sull'operatività del porto di Ravenna. Nonostante la forte riduzione dei traffici provenienti da Taranto, il comparto metallurgico mantiene il proprio primato tra le merci movimentate nello scalo ravennate, grazie alla crescente diversificazione delle provenienze internazionali e al consolidamento dei collegamenti con nuovi mercati.
La progressiva riduzione dei flussi provenienti da Taranto è accompagnata da una trasformazione della geografia delle importazioni siderurgiche che transitano dal porto di Ravenna.
Nei primi quattro mesi del 2026 gli arrivi dai Paesi extra UE hanno raggiunto 1.601.061 tonnellate, in crescita del 17,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. A trainare l'espansione sono soprattutto Indonesia, Vietnam e India, mentre continuano a rappresentare mercati di riferimento anche Corea del Sud e Turchia.
Per quanto riguarda gli scambi con l'Unione europea, i principali partner restano Germania e Francia, entrambe in aumento rispetto al 2025, seguite da Belgio e Paesi Bassi. Il quadro evidenzia una progressiva diversificazione delle fonti di approvvigionamento che rende Ravenna uno dei principali punti di ingresso dell'acciaio destinato all'industria italiana.
Sui pescaggi Aldo Fiorini, Chief Operations Officer (COO) Carbon Steel Flat Division e Direttore stabilimento Marcegaglia di Ravenna, dichiara: «Aver portato il livello del pescaggio operativo fino a 10,80 metri è un significativo passo avanti nel percorso di adeguamento dei fondali lungo il Canale Candiano. Per chi, come noi, opera quotidianamente lungo il porto, significa poter contare su un'infrastruttura ancora più efficiente e competitiva, capace di accogliere navi di maggiori dimensioni e di migliorare la fluidità delle operazioni logistiche.Adesso non dobbiamo fermarci, dobbiamo arrivare ad un pescaggio di 11,50 metri, accompagnando questa crescita con attenzione alla sostenibilità e all'integrazione con il territorio, in modo che lo sviluppo economico proceda di pari passo con la tutela dell'ecosistema e della qualità della vita dei cittadini. Un porto più competitivo significa maggiore attrattività per nuovi investimenti, crescita dei traffici commerciali e nuove prospettive di sviluppo per tutto l’indotto, che rappresenta una quota rilevante del Pil ravennate».
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