Porti

ravenna 19 dicembre 2015

Le aree dove depositare il materiale di escavo

Presentato lo studio di Nomisma presso la sede di Confindustria

19 dicembre 2015 - ravenna - E' stato presentato presso la sede di Confindustria, lo studio di Nomisma sullo sviluppo del porto, focalizzato sull’approfodimento dei fondali. Lo studio mette in fila quattro scenari a seconda del livello di approfondimento del Candiano, declinati in 14 opzioni. Tolto il primo che non cambierebbe di molto le cose e l'ultimo troppo ambizioso, gli industriali puntano sui due di mezzo.

"Questo studio, che doniamo alla città, potrà essere preso in mano dalle Autorità, per approfondirlo e migliorarlo. Se da esso potesse scaturire, prima ancora che una soluzione, un metodo di lavoro e dibattito nella comunità portuale più pacato e cooperativo, sarebbe un grande risultato in questa stagione festiva in cui i dispiaceri devono lasciare il posto alle speranze", afferma il presidente di Confindustria, Guido Ottolenghi, molto critico verso l'operato dell'Autorità portuale.


Nel dettaglio entra Luigi Scarola di Nomisma spiegando appunto che le casse a terra sono "imprescindibili", mentre quelle a mare l'estrema ratio, perché costosissime. Tra le prime quelle esistenti a Trattaroli sono sotto sequestro da parte della magistratura mentre quelle nuove vengono individuate nelle zone Logistica 1, 2, 3 e 4 e a Bassette sud. Nello specifico dei due scenari più vicini alla realtà, il primo prevede un abbassamento dei fondali tra 11,5 e 14 metri, e quasi 4,8 milioni di metri cubi da dragare; il secondo da 12,5 a 14 e 5,3 milioni di metri cubi. In entrambi i casi circa due andrebbero a mare.

A livello di costi quelli per il primo scenario variano da 90, con casse a terra e cave, a 129milioni di euro, con anche le casse a mare. L'orizzonte temporale è di sei anni. Per il secondo da 157, con casse a terra e cave, a 213, con l'aggiunta dell'export.

E tempi di 6-7 anni. Il porto, aggiunge Scarola, "deve interrogarsi sulla sua mission, sui driver su cui intende puntare. Il livello dei fondali e le tecniche sono conseguenti". Tra le varie opzioni occorre trovare il "giusto mix".

"La procedura di approvazione delle casse a mare è, secondo il ministero, molto più semplice e più compatibile con l'ambiente di quella per le casse a terra". Il presidente di Autorità Portuale, Galliano Di Marco, replica così alle tesi di Nomisma per lo sviluppo del porto di Ravenna.

Il progetto preliminare degli industriali, attacca Di Marco, era da 137 milioni di euro e non teneva conto del rifacimento delle banchine da 80 milioni. Si sale dunque a 220. Ed è comunque "irrealizzabile perché gli accordi con i privati non si sono chiusi nei tempi previsti". Di Marco resta a disposizione di Nomisma ma sottolinea che "serve un'alternativa in tempi brevi. Abbiamo tre milioni di metri cubi di materiale a terra qualificato come rifiuti dal Tribunale di Ravenna. Le sentenze si rispettano". Senza dimenticare che "Ap non può pagare gli affitti perché si tratta di discariche abusive". Infatti, ha intimato ai proprietari dei materiali, Cmc e Sapir, lo svuotamento.

Ma l’ad di Sapir, Roberto Rubboli replica: “Non ci sono sentenze di alcun tribunale. Per chiedere il dissequestro delle casse di colmata occorre che ci sia un progetto di svuotamento".


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