Porti
«Il porto non è fatto solo di infrastrutture, ma di persone»: a DEPORTIBUS il confronto sul futuro del lavoro portuale
Nell’ultima sessione del festival focus su formazione, sicurezza, inclusione e marittimi. Grilli: «Il lavoratore portuale oggi è un tecnico operativo». Cordone: »I marittimi sono un popolo di invisibili”
Ad aprire il confronto è stato l’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia, che ha richiamato la necessità di riportare il lavoro al centro del dibattito sul sistema portuale. “Ogni volta che si parla di porti sarebbe un errore non partire dal lavoro”, ha affermato, ricordando come la storia del porto di Ravenna sia profondamente intrecciata con quella delle persone che vi operano.
Paglia ha insistito soprattutto sul tema del passaggio generazionale e della trasmissione delle competenze, sottolineando la necessità di evitare nuove fratture come quelle vissute negli anni Ottanta. Ampio spazio anche ai temi della sicurezza e della legalità, con il riferimento ai protocolli attivi nel porto di Ravenna dal 2008 e aggiornati nel tempo per adattarsi all’evoluzione tecnologica e organizzativa del lavoro portuale.
Tra gli interventi più significativi quello di Luca Grilli, presidente di ANCIP e della Compagnia Portuale di Ravenna, che ha descritto la trasformazione profonda della figura del lavoratore portuale. “Oggi il portuale non è più soltanto braccia che lavorano, ma un tecnico operativo”, ha spiegato, sottolineando come digitalizzazione, sicurezza e gestione dell’incertezza siano ormai parte integrante del mestiere.
Secondo Grilli il porto moderno non può essere raccontato in modo artificiale o patinato. “Il rumore c’è, la polvere c’è, il freddo c’è, il caldo c’è”, ha detto, sostenendo però che proprio questa complessità rappresenti anche il valore e l’identità autentica del lavoro portuale. Il presidente della Compagnia Portuale ha insistito sulla necessità di investire sulle competenze e sulla formazione continua, spiegando che “alla base di un porto tecnologico ci sono sempre le persone”.
Grilli ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione, respingendo l’idea che l’innovazione significhi meno lavoro. “Il porto moderno non sarà quello con meno persone perché c’è più tecnologia, ma quello con più persone che la sanno usare”, ha affermato.
Ampio spazio anche alla formazione universitaria con l’intervento della professoressa Greta Tellarini dell’Università di Bologna, che ha illustrato il percorso costruito a Ravenna negli ultimi anni con il corso di laurea in diritto dei trasporti e il master in diritto marittimo, portuale e della logistica. Un’esperienza che oggi richiama studenti e professionisti da tutta Italia. “Questi sono settori strategici con una forte capacità di assorbimento professionale”, ha sottolineato.
Particolarmente intenso e applaudito l’intervento di Carlo Cordone, presidente del Comitato territoriale Welfare Gente di Mare e presidente degli agenti marittimi dell’Emilia-Romagna, che ha riportato l’attenzione sul mondo spesso invisibile dei marittimi. “Senza di loro si fermerebbe l’economia mondiale”, ha detto, definendo i marittimi “un popolo di invisibili”.
Cordone ha raccontato il lavoro svolto a Ravenna dal Comitato Welfare e dalla Stella Maris, realtà considerate oggi un punto di riferimento nazionale nell’assistenza ai lavoratori del mare. Dal supporto ai marittimi abbandonati dagli armatori fino all’assistenza sanitaria, psicologica e logistica, il sistema ravennate rappresenta uno dei modelli più strutturati in Italia.
Nel solo porto di Ravenna transitano ogni anno circa 100mila marittimi e la Stella Maris accoglie circa 2mila persone l’anno. Cordone ha ricordato anche i casi affrontati durante il Covid, quando Ravenna fu tra i primi porti italiani a consentire la vaccinazione dei marittimi bloccati sulle navi. “Noi diamo ascolto, assistenza e dignità”, ha spiegato, raccontando le attività svolte per aiutare equipaggi abbandonati, marittimi feriti o lavoratori impossibilitati a rientrare nei propri Paesi.
Molto forte anche il tema dell’inclusione femminile affrontato da Costanza Musso, presidente di WISTA Italy e amministratrice delegata del gruppo Grendi. “La presenza delle donne nei porti non è un tema sociale ma economico”, ha affermato, denunciando la scarsissima presenza femminile nelle compagnie portuali e nelle governance del settore.
Secondo Musso la tecnologia ha ormai eliminato il tema della forza fisica e il settore deve imparare a raccontarsi in modo diverso per attrarre nuove professionalità femminili. “Le donne portano visioni complementari e migliorano sicurezza e organizzazione”, ha spiegato.
La sessione si è chiusa con la proiezione del video dedicato al Welfare della Gente di Mare e alla Stella Maris di Ravenna, simbolo di un sistema di accoglienza e assistenza che negli anni ha fatto del porto ravennate un punto di riferimento nazionale per la tutela dei marittimi.
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