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ravenna 07 aprile 2026

Fedepiloti: termina il mandato di Bunicci alla guida nazionale

Il capo pilota del porto di Ravenna conclude quattro anni da presidente: «Lascio una federazione più forte». Sarà al comando dello scalo ravennate fino al 2029

07 aprile 2026 - ravenna - Dopo quattro anni alla guida di Fedepiloti, Roberto Bunicci si prepara a lasciare la presidenza dell’associazione nazionale di categoria. Nella prossima Assemblea convocata a Roma per l’8 aprile, andrà scadenza naturale il mandato del direttivo iniziato nell’ottobre 2022. Per Bunicci, capo pilota del porto di Ravenna dal 2013, si chiude così una lunga esperienza romana iniziata molti anni fa.

«Andiamo a conclusione del mandato di tutto il direttivo e quindi anche della mia presidenza», spiega. Un percorso che parte da lontano: «Sono stato per 14 anni attivo a Roma, fra consigliere, vicepresidente e poi, all’ultimo, presidente». La sua elezione alla guida di Fedepiloti, dopo Morolla del porto di Brindisi, arrivò come un naturale passaggio successivo: «Ero già vicepresidente. Mi piaceva occuparmi dei problemi e di tutto ciò che sta dietro l’attività del pilotaggio».

Bunicci rivendica il legame costruito in questo periodo con il mondo dei piloti italiani: «È un processo nel quale sono rimasto fagocitato negli anni e che mi ha portato a raccogliere grandi riconoscimenti, come la rappresentanza di una categoria che mi ha dato tanto e alla quale mi sentivo in dovere di restituire un contributo extra, oltre al pilotaggio qui a Ravenna».

Il risultato del suo mandato che indica come più significativo e di maggiore soddisfazione è il rinnovo delle tariffe a livello nazionale, «avvenuto nei tempi e nei modi giusti, con un ottimo risultato per la categoria». È stato un lavoro non semplice, considerando la varietà delle realtà coinvolte: «Abbiamo coordinato 32 corporazioni tutte profondamente diverse, con problemi, esigenze e caratteristiche differenti». Il confronto, spiega, si è sviluppato sia all’interno della categoria sia con l’utenza: «C’è sempre un grande dialogo e confronto con le controparti come Confitarma, Assarmatori, Federagenti».

Un altro capitolo sul quale Bunicci insiste è quello della formazione. «Sono importanti tutti i processi correttivi che abbiamo ottenuto sugli standard di formazione dei piloti, sulle linee guida di procedura tecnica operativa per l’imbarco e lo sbarco dei piloti e anche per i pilotini». Una parte del lavoro è stata completata, un’altra sarà lasciata in eredità al nuovo consiglio. L’obiettivo, spiega, "è stato rendere la formazione più concreta, in particolare con le attività di simulazione e gli scambi professionali tra porti diversi, strumenti più utili rispetto a formule considerate meno incisive".

Per Bunicci la crescita della categoria passa anche dalla coesione interna. Su questo punto rivendica un passaggio di consegne avvenuto senza tensioni tra il direttore uscente e quello subentrato, con al centro il bene della categoria. E aggiunge: «Lascio una federazione che negli anni si è strutturata e organizzata bene e senza falsa ipocrisia, migliore di quando l’ho ricevuta».

L’esperienza a Roma, però, non è stata leggera. «Bellissima, molto formativa, sfidante, ma ho avuto periodi in cui ero vicino al burnout». Il bilancio personale resta positivo: «Sono contento di come sono andate le cose e del lavoro che abbiamo fatto e che ci è stato riconosciuto». E ricorda un aspetto per lui decisivo: «È un incarico non retribuito, non si fa per la gloria ma per la categoria. Io a questa categoria devo tutto. Mi ha dato tantissimo a livello di soddisfazioni, di relazioni, di crescita personale e professionale».

Alla domanda sul perché non abbia scelto di restare altri quattro anni, Bunicci risponde in modo netto: «Avrei potuto, me l’hanno anche chiesto in molti, ma non mi sembrava opportuno». La decisione, spiega, nasce da un impegno preso con sé stesso e con la famiglia e dalla convinzione che vada favorito il ricambio: «È giusto che altri piloti facciano l’esperienza di far parte del consiglio direttivo. Bisogna che altri crescano, perché arriverà il giorno in cui dovrò cedere il passo anche qui a Ravenna e quindi, a maggior ragione, i colleghi dovranno essere formati, pronti per un futuro ancora migliore».

L’8 aprile quindi Bunicci lascerà anche il direttivo nazionale. A rappresentare Ravenna sarà il collega Raoul Frezza, mentre il nuovo presidente sarà scelto dal consiglio direttivo che uscirà dall’assemblea di Roma.

Se si chiude una fase nazionale, resta invece saldo il suo ruolo a Ravenna, dove è capo pilota dal 2013 e lo sarà fino al 2029. Qui il suo sguardo torna sul mestiere e sui cambiamenti intervenuti in questi anni. Il nodo centrale per lui resta la sicurezza, sempre e comunque. «Sono cambiate le navi. Sono sempre più grandi, più impegnative. Ci sono grande attenzione e meno accettazione di eventuali incidenti». Bunicci sottolinea come oggi anche episodi minori finiscano sotto i riflettori, ma gli indici di incidentalità sono molto bassi. A suo giudizio, il quadro generale è positivo: «C’è un presidio di sicurezza composto dai servizi nautici e dalla Capitaneria di porto, il sistema funziona molto bene».

È un principio che vale ancora di più in questa fase in cui il porto di Ravenna sta cambiando: «Oggi il lavoro si è complicato, i cantieri che stanno modificando i fondali e le banchine ci costringono ad adeguarci a diverse difficoltà aggiuntive e di conseguenza a crescere, a studiare, a modificare il nostro sapere».

Bunicci insiste molto anche sul valore della conoscenza diretta dello scalo: «Il porto bisogna conoscerlo come le proprie tasche». E aggiunge che questo patrimonio di conoscenze, a Ravenna, deve continuamente aggiornarsi proprio per l’evoluzione in corso.

Accanto all’attività operativa, c’è poi il rapporto quotidiano con la Capitaneria di porto, che definisce «ottimo», sia sul piano formale sia su quello informale. «Quando serve, siamo gli occhi e le orecchie della Capitaneria», osserva, chiarendo che i piloti operano all’interno della disciplina definita dalla Capitaneria.

Nel racconto di Bunicci c’è anche il legame personale con Ravenna, città nella quale è arrivato alla fine degli anni Novanta dopo aver vinto il concorso da pilota. Veneziano di origine, nato al Lido e formatosi all’Istituto tecnico nautico Venier, racconta di avere scelto Ravenna per quello che rappresentava già allora: «Mi piaceva come realtà, il dinamismo che aveva, sentivo parlare di questo essere spinta all’avanguardia». E aggiunge: «Lo era veramente».

Parlando della crescita dello scalo ravennate, Bunicci ricorda le grandi trasformazioni avvenute nel tempo, dall’evoluzione dell’imboccatura alla realizzazione delle opere sul canale Candiano, a partire dalle dighe, fino alla capacità del porto di legarsi all’industria e di diversificare i traffici per arrivare oggi al progetto HUB, all’impianto di rigassificazione di SNAM ed al prossimo nuovo Terminal crociere.

E guarda ai prossimi anni con una richiesta precisa: completare i progetti per rendere pienamente efficace il lavoro svolto fin qui. Il suo ragionamento resta concreto: non chiede rivoluzioni, ma gli ultimi correttivi necessari a far funzionare al meglio l’intero sistema portuale attraverso operazioni di fine tuning.

Il mandato da capo pilota andrà avanti ancora per alcuni anni. Quello da presidente nazionale, invece, si chiude l’8 aprile. Con un bilancio netto, nelle sue parole: «È stato un incarico bellissimo».


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