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ravenna 23 maggio 2020

I cento anni della Petrolifera Italo Rumena

Un libro, una mostra e due video per ricordare la storia dei depositi sul porto

23 maggio 2020 - ravenna - La Pir festeggia domani i cento anni di attività. La società, capogruppo del Gruppo PIR che opera in Italia e nel Mediterraneo nel settore dello stoccaggio, della movimentazione e della distribuzione di rinfuse liquide e prodotti solidi sia sfusi che confezionati, è stata fondata infatti il 24 maggio del 1920. L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Covid 19 non ha permesso l’organizzazione di eventi che pure erano in programma, ma la ricorrenza viene comunque celebrata con la mostra fotografica “Il Centenario PIR 1920-2020”, che sarà inaugurata il 24 maggio negli spazi della Galleria FaroArte, in piazzale Marinai d’Italia a Marina di Ravenna.

Per l’occasione è in uscita in questi giorni il libro “Il merito dei padri - Storia de La Petrolifera Italo Rumena 1920-2020” pubblicato dalla casa editrice Il Mulino. Sia la mostra, con 47 fotografie articolate in quattro sezioni, sia il libro, scritto da Tito Menzani ed Emilio e Guido Ottolenghi, ripercorrono, sullo sfondo della storia italiana, le vicende imprenditoriali che hanno caratterizzato lo sviluppo dell’azienda, dalla fine della Grande Guerra ai giorni nostri. Il Gruppo PIR dispone di sei terminal tra Ravenna, Genova, Valona (Albania) e Zarzis (Tunisia), nel corso del tempo ha diversificato la propria attività, partendo dai prodotti petroliferi passando anche a quelli chimici per arrivare alla logistica integrata, al biodiesel, all’immobiliare e ai prodotti alimentari.

Sin dalla fondazione è nelle mani della famiglia Ottolenghi, ora rappresentata da Guido Ottolenghi. Oggi la PIR, con 270 dipendenti, opera in quattro porti commerciali tra Italia, Albania e Tunisia, con una capacità di 840mila
metri cubi in 238 serbatoi disponibile per prodotti liquidi e di 400mila tonnellate in magazzini e sili per merci secche, principalmente cereali. Ogni anno, mediamente, nelle aziende del gruppo si operano 560 navi, 1000 treni, 97mila autobotti, 52mila autocarri.

Per comprendere cosa significa la Pir per la famiglia Ottolenghi e per tutto il porto e la città di Ravenna, proponiamo la lettura della prefazione di Guido Ottolenghi, amministratore delegato del Gruppo Pir, al libro.

"In azienda siamo molto fieri del nostro centenario e abbiamo cominciato a prepararci oltre cinque anni prima. Abbiamo riordinato il ricco archivio aziendale, fatto qualche verifica in archivi esterni, messo in bella forma la storia che ci pareva di ben conoscere, salvo qualche dettaglio. Poi ci siamo accorti che, sì, conoscevamo la storia, ma molti dettagli mancavano, non eravamo sicuri di come si fosse usciti da questa o quella difficoltà, anzi non ricordavamo nemmeno quante difficoltà erano state affrontate in un secolo. Per chiarire i passaggi non spiegati dai documenti aziendali (alcuni dei quali distrutti negli anni Quaranta durante la guerra) abbiamo cercato negli archivi di famiglia, tra tante lettere che sempre mischiavano la vita personale e quella del lavoro, e che ci hanno fatto conoscere meglio i molti protagonisti della nostra piccola storia a cui vorrei ora dischiudervi le porte su tre livelli: quello del senso che ne ricaviamo, quello dell’appartenenza a quello dell’impresa di famiglia.

Il senso ci viene trasmesso dalla narrazione che ci fa conoscere lo svolgersi degli eventi e, come dicevo, le persone. Persone che erano entrate nel pantheon aziendale sono emerse nella loro profonda umanità e nel loro carattere: chi impetuoso, chi riflessivo, chi sconsiderato, chi buono e devoto alla famiglia e all’azienda, chi egoista o edonista. Lentamente, attraveo le loro lettere, le loro reazioni, le loro angosce, prodezze e convinzioni queste persone sono ridiventate autentiche. I momenti difficili sono apparsi più
sono apparsi più chiari e le soluzioni alle volte ingegnose, o fortuite, o disperate che hanno
trovato di volta in volta ci hanno fatto capire sia il valore della guida, sia il contributo di chi ha eseguito con lealtà e autonomo ingegno. Abbiamo anche capito meglio il susseguirsi dei fatti, l’impatto che hanno avuto sulla PIR e sulla sua storia circostanze esterne, come l’autarchia, le leggi razziali, la guerra, ma anche il boom economico, le tensioni sociali, o la globalizzazione.
Il mutare dei traffici, l’evoluzione delle infrastrutture, la deindustrializzazione, gli sviluppi normativi hanno avuto effetto sulle opportunità disponibili all’azienda, sui suoi margini, sul suo modo di lavorare. Il racconto che ne è uscito è una vicenda che, attraverso la piccola finestra di un’impresa, mostra come la grande storia e la fatica di ogni giorno si intreccino ben più di quel che pensiamo quando la mattina ci rechiamo al nostro lavoro. Noi viviamo la vita guardando avanti, ma la capiamo solo guardando indietro: nella Bibbia1 Mosè, in una particolarissima circostanza, chiede di poter vedere Dio, ed Egli risponde «mi vedrai da dietro», perché è solo voltandoci indietro che vediamo le cose dispiegare il loro senso, ovvero ne vediamo la provvidenza, per chi vuole credervi. Il lavoro di queste pagine per me ha avuto questo effetto, mi ha mostrato un percorso che ha un senso: quel che siamo oggi è stato plasmato da tante scelte non solo imprenditoriali, fatte tanto tempo fa.

Quel che leggerete è un sunto di tutto quello che abbiamo raccolto, perché un lavoro così lungo ha prodotto inizialmente un testo troppo dettagliato anche per quel piccolo pubblico che può appassionarsi alla storia di impresa. Ma è un sunto serio, dove nel celebrare i nostri cento anni e fare voto per molti anni futuri, raccontiamo le cose belle, ma anche quando siamo caduti e come ci siamo rialzati. Una cosa spero possa essere riconosciuta come una costante di questa azienda, e cioè l’onestà. Un’onestà forse talvolta pragmatica2 nelletumultuose vicende che ha affrontato, ma che ha operato sempre, guidando le scelte, i successi e le rinunce e dando dunque un senso a chi siamo.

Nel leggere tante carte mi sono poi accorto che mio nonno lasciava ogni tanto un appunto o una lettera in cui diceva ai suoi famigliari cosa fare della PIR se lui fosse venuto a mancare, e in ogni lettera si sentiva che la PIR era parte di lui e lui parte della PIR. Mi ha colpito perché anch’io lascio ogni tanto una simile traccia e prego i miei famigliari di trovare «un po’ di me» in azienda, se io non ci sarò più. Poi ho trovato un’analoga lettera di mio padre a mia nonna Ada del 9 maggio 1961 in cui diceva: «Mi raccomando, trova me nella PIR come io ho trovato Papà, fa’ che così facciano anche le bimbe e se possibile, tutti coloro che si occuperanno della PIR. Grazie». E così ho visto con chiarezza quel che sapevo già, e cioè che non solo la storia della mia famiglia si intreccia a quella dell’azienda, ma anche quella di tante altre famiglie (alcune citate altre no). Famiglie che hanno partecipat attraverso antenati e pronipoti alle numerose traversie di questo secolo sulla punta di terra di Porto Corsini di Ravenna, dove siamo nati e cresciuti come impresa. Perciò sono sicuro che questo libro farà sì che tanti di noi che ci lavoriamo «trovino sé nella PIR». Un posto non perfetto, non superiore ad altri, ma dove chi vuole dare qualcosa di sé con lealtà diventa parte di una
comunità che dura.

Infine, questo libro può dare qualche spunto a chi si occupa di aziende famigliari perché qui si trova un racconto di come, un po’ per caso e un po’ per disegno, l’azienda si è trasmessa attraverso le generazioni. Non se ne ricavano leggi definitive, ma esempi pratici interessanti. Come si legge, quando vi erano più famigliari in azienda vi sono state più tensioni. In alcune fasi è stata una risorsa condividere il fardello di situazioni difficili con persone care e vicine, e in altre fasi ha funzionato meglio un unico punto di riferimento famigliare.


A ogni passaggio la scelta è caduta su persone che erano state messe alla prova altrove: negli studi, nell’accademia, nell’impegno civico, in altri lavori, cioè persone che prima di ottenere autorità in azienda avevano costruito un po’ di autorevolezza in proprio. L’azienda ha sempre cercato collaboratori per bene, cioè seri nel lavoro e nei principi. Il consiglio ha sempre ospitato persone esterne che, benché amiche, sono state capaci di portare una propria visione. Inoltre, in ognuno di questi passaggi la maggioranza dell’azienda è andata gradualmente a chi la guidava bene, assicurando così stabilità nella conduzione ed elevato allineamento di interessi. Per fare ciò sono state necessarie tre cose: I ) poco indebitamento, per poter rilevare anche attraverso l’acquisto di azioni proprie quei soci che per tanti validi motivi hanno voluto o dovuto liquidare la loro quota nel tempo; II) un affetto di fondo tra i soci famigliari, per sostenere chi aveva l’onere della guida nei momenti difficili e assecondarlo nei limiti del ragionevole quanto alla crescita della sua partecipazione azionaria; III) uno stile di vita abbastanza sobrio perché tutti coloro che hanno guidato la PIR (forse ad eccezione del primo, Giuseppe), hanno accresciuto la loro quota reinvestendo in azienda gran parte dei dividendi, premi o stipendi ricevuti.


Ma è l’affetto, insieme al senso di famiglia, l’ingrediente più importante che anche in occasioni di (raro) disaccordo ha tenuto fuori consulenti e litiganti di professione e consentito all’azienda di rimanere concentrata sul suo proprio sviluppo. Non è detto che possa essere così a ogni generazione, e la crescita dimensionale potrà rendere queste scelte più complesse a ogni futuro passaggio. Per tutte queste cose il libro si intitola Il merito dei padri. È questo l’ingrediente segreto che permea questa storia. I figli non possono appropriarsi del merito dei padri, né rispondono delle loro colpe. Eppure, se le persone riconoscono il bene, e agiscono concretamente per tutelarlo e accrescerlo, allora un circolo virtuoso si attiva per preservare il frutto di questi sforzi collettivi e per consolidarli nel tempo. Viceversa, il male genera male, quel che fa la generazione precedente influisce sulla successiva, il degrado impone anche ai più miti e buoni comportamenti odiosi per sopravvivere, e quando gli incapaci o i malvagi occupano posizioni di responsabilità risalire la china (per la società nel suo complesso, per un’azienda, per una famiglia) non è un affare che si risolve in breve tempo. È una cosa che credo ciascuno osservi: ogni famiglia ha un importante patrimonio, che non è solo fatto da case di vacanza e conti in banca, ma anche da un sistema di valori, di capacità di interagire, di regole e principi per gestire l’alleanza tra coniugi, e tra loro e i figli, finalizzata a realizzare un progetto di vita.


Ogni famiglia, ma anche ogni azienda, per quel che ci riguarda qui, tramanda questo patrimonio alla discendenza, ed è forse il più importante e decisivo lascito che fa. E ogni generazione lo altera un po’ adeguandolo alle esigenze dei tempi, e imparando dagli errori del passato. Per quanto auspichiamo l’eguaglianza tra le persone, siamo tutti consci che l’educazione ricevuta, ma soprattutto respirata e praticata a casa e al lavoro, influisce enormemente su chi saremo e su chiviene dopo di noi. Il merito dei padri ci assista!"


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